#elgoogo project – Incontro con Angelo Cardani presidente di AGICOM

  1. cardani

Martedì 10 ottobre ho incontrato il dottor Cardani, presidente dell’Autorità italiana per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), e membro dell’Organismo dei regolatori europei delle comunicazioni elettroniche (BEREC), istituito dalla Commissione europea, per parlare della politica relativa a internet.

Internet sta liberando gli individui a livello globale dando loro la possibilità di navigare gratuitamente e di esplorare innumerevoli campi. Infatti, le statistiche mostrano che attualmente il 51,7% della popolazione mondiale utilizza Internet. Ciò mostra un tasso di crescita del 976% dal 2000, consentendo ad ogni utente di avere un pubblico di centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. Tuttavia, ciò di cui dovremmo essere consapevoli è che Internet è un’arma a doppio taglio. Infatti, oltre agli aspetti positivi di Internet, c’è anche la realtà allarmante delle persone che esprimono senza timore il loro odio online senza considerare molto l’impatto che può avere sugli altri. Questa nuova libertà ha reso il giudizio degli utenti insignificante, poiché molti individui non hanno autocontrollo in pubblico ridicolizzando, molestando e umiliando su Internet.
Gli utenti web utilizzano internet seguendo un modello comune, tuttavia esistono alcuni individui che, cercando una maggiore visibilità sul web, raggiungono questo obiettivo attraverso la creazione di un linguaggio che incita all’odio. Di conseguenza, se nessuno interviene, non ci può essere alcun limite su ciò che i cittadini possono fare per attrarre attenzione. Ad esempio, più violento è lo stile usato, più si è convinti di attirare globalmente una maggiore attenzione attraverso diverse piattaforme multimediali, indipendentemente dal risultato effettivo. Pertanto, lo scopo primario di questa intervista era quello di acquisire una migliore comprensione del linguaggio di incitamento all’odio online da un punto di vista di un regolatore.
Il presidente Cardani ha proposto diversi mezzi per intervenire efficacemente nella situazione del discorso di incitamento all’odio, di cui si sono distinti i seguenti concetti. In primo luogo, ha affermato che, anche se l’istruzione è l’intervento chiave, può essere costoso, tempestivo e difficile da fornire. Inoltre, visto che l’istruzione è un concetto molto comune, sostenuto nel corso della storia, si potrebbe affermare che le persone in genere non la tengano molto in considerazione.
In secondo luogo, la successiva linea di intervento discussa è stata la censura. Cardani ha affermato chiaramente che questa non è una buona strategia, poiché la negazione del web creerebbe due problemi fondamentali:
1. Bisogna raggiungere milioni di pareri personali solo per scovarne alcuni che sono d’accordo;
2. La censura non può essere utilizzata per vietare l’opinione di un individuo solo perché questi è contrario alle opinioni del governo. Nella sua esperienza di regolatore, non avrebbe usato questo metodo, a meno che non lo richiedesse lo Stato.
Tuttavia, ha proseguito dicendo che potrebbe essere utile se i creatori delle piattaforme online sviluppassero un software efficace che rilevi contenuti relativi all’odio per eliminare automaticamente il discorso di incitamento all’odio online. L’uso di algoritmi in questo modo non può essere dannoso come la censura.
Il presidente Cardani ha anche posto l’accento sul fatto che i giovani di questa generazione sono cresciuti nel mondo digitale, quindi, hanno una “logica digitale” contrariamente alle precedenti generazioni, che difficilmente sono in possesso della suddetta logica. Il problema è che le generazioni adulte hanno il potere di prendere decisioni, e ciononostante provano a risolvere i problem nel mondo digitale usando la loro logica non digitale, ormai superata. La reale preoccupazione è che le soluzioni messe in atto non sono efficienti in relazione a questi problemi. È importante che le vecchie generazioni inizino a pensare in modo digitale e adottino un atteggiamento che affronti il problema dell’hate speech in modo efficace.
Il principale esempio della logica non-digitale è che le persone sono cresciute pensando al crimine e alla punizione come un mezzo per risolvere i problemi. Tuttavia quest’idea non è così semplice quando la si applica al mondo digitale a causa della mancanza di una giurisdizione in questo mondo.
Per esempio, I casi legali possono richiedere anni per essere risolti e al contrario, il mondo digitale non ha tempo a causa della sua natura in rapida evoluzione. Inoltre, c’è il problema di cosa deve usare la giurisdizione per trovare il colpevole legale in un mondo che è veramente globale. La risposta potrebbe essere di abbandonare la legislazione a causa della sua intrinseca caratteristica di richiedere molto tempo, e a causa del fatto che le leggi inseguono la realtà. Di conseguenza esse sono sempre create in ritardo. Per esempio, prima di formulare una legge, il problema deve essere compreso. Questa concezione non è soddisfacente per il mondo digitale, visto che è un fenomeno nuovo. Questo rende presumibilmente la legislazione meno efficiente in relazione all’hate speech sul web.
Affrontando questo problema, il president Cardani ha proposto di utilizzare un mezzo alternative per affrontare questo nuovo fenomeno. Questo potrebbe consistere nell’invitare grandi società come Google, ma anche psicologi, sociologi ed esperti del settore per discutere se questo tipo di compagnie richiede il supporto di norme per trattare la questione dell’hate speech o per determinare se esse sono in grado di affrontare il problema con le proprie risorse. Il presidente ha inoltre sottolineato che c’è veramente bisogno che entrambe le parti lavorino insieme congiuntamente. Esse devono ascoltarsi a vicenda per giungere ad una soluzione efficace. È probabile che questa soluzione sia efficace visto che società come Google conoscono bene il proprio settore e perciò possono fornire intuizioni di cui il legislatore/l’autorità non non avrebbe piena consapevolezza.
Cardani ha inoltre aggiunto che se parlare con le società non funzionasse, il legislatore/parlamento potrebbe continuare a fare ciò che fa normalmente. Ciò consiste generalmente nell’avvisare e minacciare le grandi società attraverso l’emanazione di leggi e multe.
Al contrario, questa idea di tavola rotonda potrebbe essere vista come una deviazione temporanea nell’affrontare il problema. Ciononostante, questo tipo di deviazione è necassaria dal momento che questi problemi sono incredibilmente nuovi e i responsabili politici devono ancora adottare gli strumenti tradizionali, come la legislazione, per affrontare questi nuovi problemi. Una volta create una nuova policy, deve essere controllata e verificata dagli esperti, prima di essere messa in atto. È importante anche che la legislazione sia attuata senza “fidarsi ciecamente”. L’idea è che la legislazione si prenda cura di tutti i problemi sorti nel mondo digitale. Se guardiamo alla storia, una volta tagliare la mano ad un ladro era normale, tuttavia questo è cambiato nel corso del tempo attraverso l’adattamento ai problemi.
Un altro concetto fondamemtale, su cui il presidente Cardani ha focalizzato l’attenzione, è che le grandi società devono iniziare ad investire nei costi di produzione che provvedono ai malfunzionamenti delle loro piattaforme come l’hate speech. Se le aziende prendessero sul serio questo punto di vista, sarebbere una produzione responsabile, che è peraltro nel loro stesso interesse. Se le aziende non lo facessero, probabilmente, questi malfunzionamenti potrebbero diventare una bomba ad orologeria, che in caso di esplosione, danneggerebbe intrinsecamente il loro prodotto attraverso una cattiva reputazione. Per esempio, chi vorrebbe essere associato ad una piattaforma che è conosciuta per la diffusione dell’odio? Ciò può essere visto dai recenti eventi in cui i principali marchi inclusi Pepsi e GSK hanno eliminato la propria pubblicità da YouTube dopo che l’hanno vista comparire vicino a contenuti che promuovevano l’hate speech. Pertanto, le società non devono solamente investire nella loro crescita future, ma devono anche occuparsi dei malfunzionmenti che emergono nelle loro piattaforme.
È preoccupante che al momento non ci sia niente che la Commissione Europea può fare per affronter il problema dell’odio online. Sebbene questo problema sia evidente in tutti gli stati membri, la commissione deve mettere in atto delle direttive che siano eque tra tutti I 28 stati membri. Ciononostante, questo argomento è regolarmente affrontato e una conclusion che sembra evidente è che il nocciolo del problema non sia l’hate speech in sé, ma l’uso improprio della rete in cui gli individui usano le categorie protette come l’etnia per bersagliare e bullizzare i membri della società.
In conclusione, benché il problema dell’hate speech non sia chiaro essendo un fenomeno nuovo, uno dei migliori modi di trovare una soluzione è aprire un dibatttito con le organizzazioni, Questo consente ai responsabili politici di comprendere meglio il problema a portata di mano quando provano a creare una soluzione efficiente. Inoltre, visto che l’educazione è un altro importante metodo di combattere l’hate speech, anche se richiede tempo e denaro, forse la soluzione è pensare “in maniera digitale”. Per esempio, creando campagne audio-visive virali che educhino globalmente gli utenti del web a pensare prima di agire. Questo potrebbe essere potenzialmente molto efficace.

Posted in:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *