Borsa di studio Sole Luna – Google: ecco la candidata scelta

Dopo aver esaminato più di 70 cv e aver fatto altrettanti colloqui con ragazzi e ragazze molto interessanti provenienti da tutto il mondo, l'associazione Sole Luna, Un ponte tra le culture e Google hanno deciso il vincitore di questa fellowship. Non è stata una scelta facile perché tutti i candidati si sono dimostrati motivati, entusiasti e pronti a partire per Roma, ovunque si trovassero (anche dall'altra parte del mondo) per prendere parte a questa avventura che mirerà a trovare una nuova strategia per contrastare l'hate speech. La candidata scelta è Rose Kumari Suman, una giovane ragazza di origini indiane attualmente residente nel Regno Unito che ha studiato legge all'università di Hertfordshire approfondendo gli studi sul marketing digitale, leadership e strategie di comunicazione manageriale a Singapore. Una ragazza semplice, positiva, intelligente ed entusiasta del progetto con un background sia legale che digitale che ben si lega a una policy fellowship. Auguriamo a Rose buon lavoro e buon divertimento!
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Vincitori – Sole Luna Treviso Doc Film Festival 2017

Premio Città di Treviso Miglior film sezione Human rights Dove vanno le nuvole di Massimo Ferrari Le paure, gli stereotipi, le strumentalizzazioni sulle migrazioni cancellati in 72 minuti di racconti e testimonianze che partono da Treviso e percorrono l'Italia da nord a sud. Forte messaggio educativo e di controinformazione rivolto ad una società impaurita, che sta vivendo una allarmante deriva razzista e xenofoba. https://www.youtube.com/watch?v=f0Y6tpioxgQ Menzione speciale sezione Human rights Blaxploitalian. 100 years of blackness in Italian Cinema di Fred Kuwornu Un messaggio originale, una ricerca accurata, presentata con una sapiente regia, di artisti, attori neri, protagonisti fin dagli anni 20 del cinema, del teatro e della televisione italiana. Una denuncia ferma, ma senza rancore, della fatica per uscire dagli stereotipi. https://www.youtube.com/watch?v=i487Nq84WMA
Premio Città di Treviso Miglior film sezione The journey Il segreto delle calze di Nicola Contini Una vicenda umana complessa raccontata con levità e ironia. Bella la figura della protagonista che con rigore e umanità usa il lavoro come valore e linguaggio universale, conquistando la Cina e riscattando la sua vita. https://www.youtube.com/watch?v=ZSoLtJNNC5A Menzione speciale sezione The journey Ama - San di Claudia Varejão Il film riesce a proiettare lo spettatore in un mondo lontano, un Giappone premoderno, descritto con una fotografia, un ritmo e uno sguardo straordinario. E' un ritratto poetico di una tradizione millenaria che ha ispirato in passato artisti e scrittori e che ancora oggi esiste grazie alle Ama-San, le donne del mare, protagoniste di questo affascinante racconto. https://www.youtube.com/watch?v=BGDW7cn2QkU
Premio Rubino Rubini Vuelo nocturno di Nicholas Herzog Per il legame tra Rubino e il cinema del reale storico e narrativo, per il legame tra Rubino e l’Argentina, per il legame tra Rubino e il piccolo prinicipe, per il profondo legame che Rubino ha creato tra Sole Luna e la famiglia Saint Exupery. “Vuelo Nocturno” di Nicolas Herzog è un documento prezioso e raffinato, un racconto colto e di stile che avrebbe saputo toccare l’animo del nostro caro amico Rubino. https://www.youtube.com/watch?v=spfz1w1DSHw
Premio Soundrivemotion The black sheep di Antonio Martino In “The Black Sheep” la musica riesce ad arricchire ed amplificare le emozioni trasmesse dalle immagini. In armonia con il tema trattato, riflette non solo gli stati d’animo del protagonista, ma anche le inquietudini e gli stupori del pubblico, che viene catapultato in un mondo per molti quasi sconosciuto. Suoni estrapolati dal reale, che sottolineano, informano e poi emozionano diventando musica, la quale si espande e poi scompare, lasciando emergere preziosi silenzi. È così che avviene quell’alchimia che, a nostro parere, dovrebbe sempre caratterizzare una colonna sonora, ovvero la capacità di integrarsi alle immagini tanto da percepire l’opera come un tutt’uno. The Black Sheep Trailer | di Antonio Martino from BoFilm on Vimeo.
Giuria della scuola See you in Chechnya diAlexander Kvatashidze Interessante per l’approccio fortemente personale con cui l’autore indaga, a partire dalla propria esperienza, sulla figura del reporter di guerra e sulle sue motivazioni più profonde, più potenti dello stesso attaccamento alla vita. Il documentario mantiene una forte tensione narrativa attraverso il serrato montaggio di materiali diversi, dalle fotografie di carattere personale ai filmati della guerra, dai materiali di repertorio alle interviste effettuate dall’autore in una pluralità di luoghi diversi, in un’inesausta ricerca di senso. Un film che scava sul limite della condizione umana e in particolare sul significato della guerra e della sua documentazione. In una chiave diaristica che, facendo dialogare il piano professionale con quello personale, anche nel confronto con l’esperienza di maestri e compagni di strada, trascende il tema della guerra e del giornalismo di guerra per approdare ad un’indagine ad ampio raggio sull’uomo e sulla vita. https://vimeo.com/152294397
Giuria Interazioni Miglior cortometraggio L de Libertad di Javier Hernandez, Marc Guanyabens La Giuria Interazioni premia il cortometraggio L de Libertad di Javier Hernández e Marc Guanyabens. Nonostante la disabilità, il protagonista del film va oltre i limiti per cercare di essere indipendente. Una maggiore autonomia porta gli altri a considerare una persona come parte attiva della società. Il protagonista vuole essere di esempio per altri che si trovano in difficoltà, dando una speranza per il futuro, anche con il prezioso supporto concreto e mai pietistico della comunità. Ldelibertad_web
Video contest Creare Legami Miglior cortometraggio Legami di Patrycja Maria Bariasz Per l’originale ideazione dei contenuti, per la qualità tecnica dimostrata nella caratterizzazione delle immagini, per la visione poetica con cui viene trasmesso il concetto di legame, assegniamo il premio #crearelegami al cortometraggio “Legami”. Con la speranza che possa fungere da incoraggiamento per una carriera artistica futura. Menzione speciale Il legame fa la forza di Samuel Correnti Per la capacità di riflettere sul concetto di legame, interpretando il tema del Festival con profondità, ma allo stesso tempo attraverso un messaggio semplice e comprensibile a tutti. https://www.youtube.com/watch?v=BLKHZYhGcl0  
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Diario Festival – Luci e ombre di Sole Luna – Icaro Bortoluzzi

Luci e ombre di Sole e Luna di Icaro Bortoluzzi

Siamo arrivati alla fine della quarta edizione del Sole Luna Doc Film Festival, iniziativa che  ha allietato le nostre serate in questa settimana che volge al termine. I documentari proiettati  hanno permesso di entrare e di uscire da mondi diversi e meravigliosi e di viaggiare con i protagonisti. Tra pellicole belle e altre meno riuscite, tra grandi colonne sonore e mediocri inquadrature, le sedi di TRA  e di Palazzo dei Trecento hanno ospitato ben 40 documentari.COLLAGE Il festival ha molteplici aspetti positivi che ci piace ricordare, oltre alla varietà di documentari e alla presenza dei momenti conviviali di rinfresco. Bello il  trailer, in particolare per  la musica di sottofondo; squisito il prosecco; molto comodi  gli sgabelli di cartone ideati per supplire alla mancanza di sedie nella Sala dei Trecento. Inoltre il sito del festival è ricco di approfondimenti, foto e articoli aggiornati quotidianamente. Non è comune che i direttori  abbiano deciso  di coinvolgere gli studenti delle scuole cittadine in questo bellissimo evento, dandoci addirittura la possibilità di creare un nostro spazio sul loro sito, in cui pubblicare le nostre impressioni e recensioni sui documentari. Il Sole Luna Festival ha deciso di raccontare la realtà attraverso il docufilm, cercando così di superare la colonizzazione Hollywoodiana.  Purtroppo il documentario è estremamente sottovalutato in Italia, dove viene preferita la fiction spensierata e comica:  invece in questa rassegna viene dato spazio a registi di ogni nazionalità che affrontano temi sociali e civili di attualità da diverse prospettive.Il naufragoX Inevitabilmente, come ogni grande manifestazione, anche i problemi non mancano e le possibilità di miglioramento sono molte. Una prima criticità è la vastità del programma e le serate fitte quindi di proiezioni a ritmi serrati con inevitabili e considerevoli ritardi – a volte di oltre un’ora! Alcuni documentari, poi, si sono rivelati al di sotto delle aspettative.  Cosa fare allora? Forse, attraverso una selezione più ristretta di film, si potrebbe creare una competizione più accesa e anche  un dibattito a proiezione conclusa. Se Palazzo dei Trecento è senza dubbio una location suggestiva e capiente, tuttavia l’acustica è pessima, le sedie sono scomode e insufficienti, una luce emette un fastidioso ronzio impossibile da ignorare; il bagno è mal segnalato e difficilmente raggiungibile anche per la mancanza di personale che dovrebbe accompagnare gli spettatori che necessitano di usarlo.Sala dei 300 Da migliorare anche la pubblicizzazione dell’evento: le locandine sparse per la città sono poche, i totem informativi radi e mal visibili, le brochures informative poco efficaci. Sarebbe necessario promuovere una campagna pubblicitaria  su scala più larga nella città di Treviso e provincia. I totem informativi – la cui funzione è attirare i passanti a colpo d’occhio – dovrebbero puntare più  sulle immagini che sulle scritte, mettendo bene in evidenza cosa sia il Sole Luna Festival.  Da rifare le brochures pighevoli, estremamente caotiche e mal organizzate: la struttura per sedi invece che per orari non facilita la comprensione delle serate; il retro  è una ripetizione di quanto scritto all’interno che risulta inutile. Per  fornire al pubblico tutte le informazioni su pellicole e giurie si potrebbe anche sviluppare una app del SoleLuna Festival, come succede già per molte manifestazioni simili – come Pordenonelegge – che permetta di accedere comodamente a sinossi e trailer dei documentari.IMG_6216 Ultimo ma non meno importante, i documentari con i sottotitoli in più lingue risultano difficoltosi da seguire: si potrebbero mettere i sottotitoli in italiano in alto e quelli in altre lingue in basso o viceversa, in modo che siano ben visibili anche dalle ultime file. In conclusione il Sole Luna Doc Film Festival, preziosa e brillante iniziativa nel cuore di Treviso, necessita di alcuni miglioramenti per una maggiore accessibilità  a un pubblico vasto e internazionale. È un evento culturale innovativo sia nei contenuti che nel formato. Gli organizzatori hanno coraggiosamente creato " un ponte tra le culture", senza lasciarsi intimorire dalle difficoltà che caratterizzano le nuove sfide. Oggi, alla chiusura del festival, ci sentiamo tutti un po' più cittadini del mondo. È stata una settimana intensa e ricca di emozioni e già non vediamo l’ora che trascorra un anno per vivere di nuovo l’atmosfera del  Sole Luna Doc Film Festival. Trailer - Sole Luna Treviso Doc Film Festival 2017
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Diario Festival – Frammenti e ricordi di una settimana

Frammenti e ricordi di una settimana 

 
  • Sono sicura che quando ripenserò a questa esperienza la prima cosa che mi tornerà in mente saranno i pomeriggi passati a scrivere tutti riuniti insieme in questa sala.
  • Mi ricorderò la fotografia dei documentari e la realizzazione dei contenuti. Mi porterò con me questa esperienza per i rapporti umani e le amicizie che si sono instaurati tra di noi e con gli organizzatori del Festival.
  • Mi è piaciuto lavorare a un Festival nonostante tutto quello che si potrebbe dire, nonostante gli aspetti negativi, la disorganizzazione, i problemi tecnici. Una cosa è bella perché si può migliorare, possiamo dare forma alle nostre idee, non perché è perfetta.
  • Di Sole Luna ricorderò il duro lavoro così come la soddisfazione di poter vivere nella mia città un'esperienza culturale capace di darmi un'ampia visione su cosa accade nel mondo.
  • Il Festival Sole Luna mi ha lasciato tante emozioni derivate dal contatto con l’umanità, che è stato possibile grazie alla visione dei documentari e agli incontri con i registi. Porto a casa un bagaglio ricco di testimonianze di vita che mi hanno invitato a prendere consapevolezza di ciò che mi sta intorno.
  • Il suono meccanico della battitura a computer / nel silenzio assorto intorno al lungo tavolo di legno / e sospeso come polvere nell’aria della stanza, / la facciata elegante del palazzo di fronte al nostro / racchiusa dalle finestre di raggi obliqui di sole, / e dal viale di sotto il brusio continuo della folla, / l’entusiasmo di scrivere l'articolo su un film, / la svogliatezza trascinata di alcuni pomeriggi.
  • Ripensando all’intensa settimana di Sole Luna sento già la nostalgia della fotocamera di Benedetta alle spalle, della sigla di Sole Luna prima di ogni documentario.
  • Del Sole Luna Festival porto con me l'elasticità: la capacità di sapersi adattare a situazioni diverse da quelle da noi conosciute.
  • Mi ricorderò i luoghi del festival e l'approccio che gli organizzatori hanno avuto con la città, portando a Treviso la freschezza di un'iniziativa culturale che parla di mondo. Il progetto in sé mi ha dato molto a livello di rapporti con le persone, sia dal punto di vista "professionale", con i responsabili del progetto, sia con gli altri ragazzi partecipanti.
PROPOSITI
  • Vorrei tornare a partecipare al Festival perché ha tante cose inespresse da dare.
  • Come proposito per il futuro, mi piacerebbe tenermi informata viaggiando, leggendo e guardando film, per partecipare attivamente ad alcuni problemi attuali, come quelli documentati nei film del Festival.
  • Il mio proposito è guardare più film documentari e interessarmi al lavoro che ci sta dietro, un intento che cercherò di portare avanti anche dopo la fine di questa settimana.
  • Leggere e scrivere critiche di film.
  • Mi propongo di approfondire le tematiche affrontate nei documentari che mi hanno interessato di più e tutti i consigli ricevuti da chi in questi giorni ha lavorato con me.
  • Quello che mi propongo di fare è di portare questa luce che ho scoperto (il Sole luna festival) anche fuori da qui, di proporlo ad amici e conoscenti.
  • Mi porterò dietro la spinta della curiosità, la voglia di imparare e di conoscere realtà con cui è difficile venire in contatto nella vita quotidiana.
  • Vorrei riuscire a organizzare a livello scolastico un evento che parli attraverso l'arte di diritti umani.
  • Mi ripropongo per il futuro di darmi da fare, perchè ho scoperto che scrivere non è solo una cosa noiosamente lunga e inutile. Per questo voglio sperimentare nuove esperienze di critica comico-satirica: esperti di videoarte, tremate!
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Diario Festival – SoleLuna Vague, Omaggio a Prison Sisters – Dove può fuggire un’onda? – Beatrice Lorenzon

Dove può fuggire un’onda? di Beatrice Lorenzon 

 La condizione delle donne in Afghanistan è disumana e la libertà è qualcosa di utopico e di irraggiungibile.Prison Sisters Prison sisters di Nima Sarvestani, regista svedese di origini iraniane, prende alla gola e allo stomaco, narrando la storia di due “sorelle di prigione” per le quali il rilascio dal carcere afghano rappresenta l'inizio della vera prigionia cui le condanna la società. Sarvestani racconta con un linguaggio a tratti molto crudo la storia di due compagne di detenzione focalizzandosi su Sara, ragazza afghana che lotta per la sua libertà. Dopo il carcere Sara tenta di costruirsi pian piano una vita: sfugge a un tentativo di omicidio da parte dello zio e affronta a testa alta i bisbigli e gli sguardi sprezzanti del suo piccolo villaggio, dove non c'è posto per una ragazza che sogna di poter sposare chi ama e di vivere con dignità. A darle una possibilità di riscatto è il regista stesso, che si prende cura di lei ospitandola nella sua casa in Svezia dove la voglia di ricominciare si intreccia con il dramma del passato con cui Sara dovrà fare i conti. Come poter andare a scuola con serenità, sapendo che le sue ex-compagne di cella non possono godere dello stesso privilegio? Come poter imparare ad andare in bicicletta se le donne afghane non sanno nemmeno cosa sia questo strano oggetto con le ruote? Come poter sorridere quando la tua famiglia desidera cancellarti, far sparire di te ogni traccia?Prison Sisters Suggestiva è la scena con gli infiniti tentativi di Sara prima di riuscire a usare la bicicletta: cade infatti più e più volte prima di percorrere il viale di casa senza inciampare, così come si troverà ad affrontare infinite sfide prima di riuscire a trovare il suo posto nel mondo e a rielaborare le tragiche vicende del suo passato che ancora incombono sul presente. La lotta per la libertà si evince fin dall’inizio, dal momento in cui Sara guardando il mare osserva il movimento delle onde, che rispecchiano il suo stato d’animo: infatti sebbene si infrangano più e più volte sulla battigia rimangono comunque intrappolate all’interno del mare, proprio come Sara che sebbene cerchi di liberarsi dal fardello impostole dall’Afghanistan, anche in Svezia non riesce a lasciarsi alle spalle il suo passato, che continua ad opprimerla. La struttura circolare del film contribuisce a sorprendere lo spettatore: è impossibile non rimanere attoniti di fronte alla conclusione, in cui solo attraverso una scritta sullo schermo si spiega come la vita di Sara abbia cambiato improvvisamente piega, tornando alla condizione di prigionia prima del carcere, di cui parla anche all’inizio della proiezione in un monologo sulla spiaggia. È proprio l’integrazione, una volta uscita dal carcere a rappresentare la vera sfida per la coraggiosa protagonista che in un monologo afferma: “sono costretta a stare in prigione ma allo stesso tempo è l'unico posto in cui mi sento libera”, lasciando gli spettatori increduli e amareggiati di fronte a questa cruda realtà.
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Diario Festival – Reportage – Intervista a Calò – Beatrice Lorenzon

Intervista a Calò di Beatrice Lorenzon 

“Io e la mia famiglia siamo diventati miliardari di umanità, perché accogliere paradossalmente non significa donare, ma ricevere.”

Calò Family

I sei migranti che Antonio Calò ha accolto nella sua stessa casa alle porte di Treviso sono diventati parte integrante della sua famiglia. La vicenda è ripercorsa, insieme ad altri modelli virtuosi di accoglienza - Riace, i laboratori teatrali di Bologna, la casa a colori di Dolo, nel film Dove vanno le nuvole di Massimo Ferrari. Abbiamo incontrato il professore dopo la proiezione, spinte dall’interesse per una storia straordinaria che Calò vuole definire “normale”.Dove vanno le nuvole Perché ha deciso di ospitare dei migranti e di farli diventare parte della famiglia? È un discorso di coscienza. Quando una persona sa - e purtroppo essendo un professore di storia è il mio mestiere sapere - non può restare indifferente. E l’indifferenza è un male pericolosissimo. Noi ci siamo lasciati colpire, e abbiamo aperto la porta. Quando ha deciso di dire basta? Il 18 aprile 2015. Sono tornato a casa e buttando via la cartella, dopo aver sentito la notizia di 700 morti in un giorno, ho deciso di non essere più uno spettatore, ma di diventare attore, sporcandomi le mani in prima persona, e così è nata questa scelta. Siamo andati in prefettura e ho scoperto che non c’erano altre famiglie che avevano accolto dei migranti. Pensavo di trovare una rete, di essere uno fra tanti, invece non ci sono leggi che permettono questo tipo di percorso, così mi sono appoggiato a una cooperativa e abbiamo atteso circa un mese per ricevere i nostri sei ragazzi. Inizialmente avevamo chiesto di ricevere sei donne perché di solito hanno molte problematiche (spesso sono in attesa di un figlio o violentate) e necessitano del calore di una famiglia più di ogni altro. Però un giorno la prefettura mi ha telefonato perché non sapeva più dove mettere i migranti in arrivo, così mi hanno affidato i sei ragazzi, ed è iniziata l’avventura. Calò Le persone intorno a lei come hanno reagito? Ci sono state molte critiche, ma bisogna saper accettare anche altri punti di vista e andare per la propria strada. Dietro alle critiche c’è l’ignoranza, ma bisogna anche essere aperti al dialogo con chi la pensa diversamente. Qual è stata la critica più aspra che ha ricevuto? Sicuramente quelle sui social network, ma non ci ho dato importanza. Il problema fondamentale è la mancanza di coscienza: è la conoscenza ciò che aiuta ad abbattere i muri.Calò   Ha mai avuto ripensamenti? No, e non voglio più tornare indietro. Questi sono i miei figli, e ci sarà sempre un posto a casa Calò per loro. Non ci sono mai state liti in famiglia: la loro presenza ci ha offerto l’occasione per stare insieme e capire il valore delle piccole cose. La nostra è stata una scelta di vita.90-1-f71e821b0333c83bf64e70596a6f3a0d Bisogna saper stare con le persone e imparare a condividere, e anche se la diversità c’è, alla fine ci si rende conto che i valori della vita sono pochi ma essenziali: volersi bene, coltivare amicizie, avere una famiglia accogliente e un lavoro dignitoso. Ho avuto la fortuna di studiare e viaggiare e questo ha reso di me ciò che sono.
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Diario Festival – Il Da Vinci dà i numeri

Il Da Vinci dà i numeri

Diario del festivalIn attesa della serata di premiazione anche noi del Diario del Festival abbiamo deciso di stilare una nostra classifica. Forti dell’esperienza di questa settimana, le nostre scelte sono state determinate dal gusto personale, affinato film dopo film, giorno dopo giorno, attraverso un costante esercizio dello sguardo, che inizia ora a catturare emozioni e resa stilistica. Ecco quindi i nostri vincitori.   Diritti umaniHuman Rights 1. Dönüş-Retour 2. Sasha 3.Dove vanno le nuvole           Il viaggioCOLLAGE 1. See you in Chechnya 2. L’eau Sacrée 3. Ama-San           Corti COLLAGE1.Nowhere line: voices from Manus Islan 2. Ma fille Nora 3. L de Libertade           imagesMusic in doc – Nick Cave. 20.000 days on earth images         Food for life – BugsBugs Bugs
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Diario Festival – Flash per #creare legami

Flash per #creare legami

Scatti e citazioni a cura di Enxhi Dule e Anna Merotto

scalaLet’s run up to take-off! - Andiamo al decollo!

(Overdrive. Return point, Natalia Gugueva, 2016)

  Sole Luna (11)   «Un giorno ho visto il sole tramontare quarantaquattro volte!» E più tardi aggiungevi: «Sai… quando si è molto tristi si amano i tramonti…» «Allora il giorno delle quarantaquattro volte eri proprio tanto triste?» Ma il piccolo principe non rispose. (Il piccolo principe, Antoine de Saint-Exupéry, 1943)

Quando soffia il vento del cambiamento, c’è chi costruisce muri, chi mulini a vento.

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(Dove vanno le nuvole?, Massimo Ferrari, 2016)

            _DSC0297 I nostri giorni sono contati, non possiamo permetterci di essere indolenti, agire in base a una cattiva idea è meglio che non agire affatto, perché il valore dell’idea non è mai evidente finché non la metti in pratica, a volte questa idea può essere la più piccola del mondo, una piccola fiamma che proteggi con la mano e preghi che non venga spenta dalla tempesta che le imperversa intorno, se riesci a tenere accesa quella fiamma grandi cose possono essere costruite intorno ad essa, cose enormi, e potenti, e che possono cambiare il mondo, tutte nate dalla più piccola delle idee. (Nick Cave. 20.000 days on Earth,  Jane Pollard, Iain Forsyth, 2014)    Sto creando un mondo, un mondo pieno di mostri ed eroi, buoni e cattivi. È un mondo assurdo, pazzo, violento, dove la gente è piena di rabbia e Dio esiste realmente e più scrivo, più dettagliato ed elaborato diventa il mondo più tutti i personaggi che vivono o muoiono o sempliScreenshot cemente svaniscono sono solo versioni distorte di me stesso, comunque sia per me tutto inizia da qui, dal più piccolo dei mondi.   (Nick Cave. 20.000 days on Earth,  Jane Pollard, Iain Forsyth, 2014) 
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Diario Festival – Food for life – Il tempo delle api: sognare di più – Francesca Micele

Il tempo delle api: sognare di più di Francesca Micele 

La pellicola Il tempo delle api di Rossella Anitori e Darel di Gregorio termina con una citazione di Marcel Proust: «Se sognare è un po’ pericoloso, il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più, sognare tutto il tempo».Il tempo delle api Il documentario racconta una storia che sembra restare intrappolata nella dimensione del sogno e che quindi non colpisce tanto per la trama quanto per la metafora che si cela dietro. Mauro e Valerio sono due apicoltori che hanno scelto di sperimentare una nuova tecnica di allevamento naturale. Dopo un primo fallimento, tra i due nasce qualche dissidio e Mauro porta a termine il progetto da solo. Le parole di Proust restano sospese nell’aria lasciandomi perplessa: a mio parere infatti la tenacia di Mauro rimane in secondo piano rispetto all'ampio spazio dedicato alla riflessione sul rapporto tra uomo e natura. La nuova tecnica di allevamento consiste nella spontanea produzione di miele senza alcun intervento da parte dell'uomo, che rispetta così "il tempo delle api", il ritmo del mondo naturale. La comunità dei giovani apicoltori si è data uno stile di vita in sintonia con la natura: non a caso il film alterna scene di vita quotidiana a inquadrature della campagna. Tuttavia, alla fine del documentario veniamo informati del fallimento dell'esperimento:  dopo il termine delle riprese la comunità si è sciolta e la notizia ci lascia una certa amarezza. Vivere in equilibrio con la natura è, quindi, davvero solo un'utopia?Il tempo delle api
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