25.07, 01.08 Treviso, Due documentari sulla Cina con la Fondazione Benetton

Mingong e Blank Lands due documentari raccontano la Cina a The Ground We Have in Common auditorium delle Gallerie delle Prigioni Treviso, Piazza Duomo giovedì 25 luglio e giovedì 1° agosto ore 21, proiezioni a ingresso libero   Nel contesto della mostra documentaria e di arte contemporanea realizzata dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche e dalle Gallerie delle Prigioni The Ground We Have in Common, dedicata alla trentesima edizione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino, che quest’anno vede protagonisti I giardini del tè di Dazhangshan, vengono proposte, nell’auditorium delle Gallerie, con la collaborazione del Sole Luna Festival, due serate di cinema documentario sulla Cina, due viaggi nel tempo e nello spazio dei suoi paesaggi contrastanti e nei mosaici della sua umanità.   giovedì 25 luglio, ore 21 Mingong film di Davide Crudetti Italia, 2016 – 52′ - documentario trailer 1’ 26’’: https://vimeo.com/186460196   Mingong è stato un percorso alla ricerca dei milioni di cinesi che dalle campagne dell’interno si riversano nelle megalopoli costiere. Dalla fine, le periferie di Guangzhou, all’inizio, nel villaggio di Dimen, cercando quelli che lasciano lì genitori e figli e partono per la città. Un boom economico e tutto quello che ne consegue in una piccola parte di un paese gigantesco: Mingong racconta un viaggio nel tempo, dalla Cina di oggi a quella che va scomparendo.   giovedì 1 agosto, ore 21 Blank Lands film del collettivo Blank Lands Italia 2016 - 82’ - documentario Tutte le epoche e storie hanno le loro terre bianche, territori non tracciati sulle mappe, avvolti dal mistero. Le terre bianche della Cina degli anni trenta erano le remote regioni ai confini occidentali, abitate nell’immaginario collettivo da “barbari cannibali”. Zhuang Xueben, un giovane fotografo di Shanghai, fu il primo a raccontarle con migliaia di fotografie e ricchi diari raccolti in dieci anni di viaggio, a partire dal 1934.
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DIARIO DEL FESTIVAL-12/07/2019-ALLA SCOPERTA DELLA GUYANA FRANCESE. Intervista a Stéphanie Regnier”

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   ALLA SCOPERTA DELLA GUYANA FRANCESE Intervista a Stéphanie Regnier”   Nella quinta serata si concludono le proiezioni dei film in competizione. Tra i documentari proiettati c’è “Dark Waters”, noi ragazzi abbiamo avuto il piacere di intervistare Stéphanie Regnier , regista  francese del film. Le abbiamo chiesto cosa l’avesse spinta a girare questo documentario, lei ci ha risposto che, inizialmente, non è stata una decisione facile, perché non conosceva la Guyana francese ed era andata lì a girare un film su un migrante peruviano, Kelly, che voleva attraversare l’Oceano Atlantico dall’America all' Europa. È stato lui a darle l'input per creare questo film. Inoltre, aveva anche un'amica che lavorava in Guyana e voleva girare un film che parlasse dell’ospedale in cui lei lavorava, ma non aveva ottenuto le autorizzazioni. È andata a trovare quest'amica in un villaggio dove c'è uno stagno, che si attraversa solo con le piroghe, perché non ci sono strade. È un paesaggio desolato: le donne pescano con delle grosse reti, ci sono i mandriani che pascolano gli animali. Aver visto questo villaggio l’ha spinta a raccontare questo luogo. Successivamente, le abbiamo chiesto come mai avesse scelto questo titolo, lei ci ha risposto che ha fatto delle ricerche su questo posto e ha scoperto che le persone che ci sono adesso sono i discendenti degli antichi schiavi.  Il paesaggio è prevalentemente acquatico, è presente tanta natura e non vi sono siti archeologici o rovine. Nel titolo il termine “nera” si riferisce al fatto che è come se sott'acqua si nascondessero la voce o il ruolo che hanno avuto gli schiavi nella formazione di questo paese. Inoltre, le abbiamo chiesto quali fossero i personaggi che vedremo nel documentario, lei ci ha spiegato che sono presenti gli abitanti del villaggio, i mandriani. Il primo personaggio che compare è Rodor, un anziano del villaggio che narra una storia tra mito e realtà. Infatti, racconta di uno spirito che si nasconde lì; questi sono degli spiriti che a volte si fanno vedere ma poi, all’improvviso, scompaiono e prendono forme animali. Infine, le abbiamo chiesto se la vita in questo villaggio fosse difficile, lei ci ha spiegato che è molto complessa perché vi è molta povertà, il villaggio è popolato da serpenti e, in caso di morso, sarebbe molto difficile riuscire a raggiungere un ospedale perché si avrebbe bisogno di un elicottero. Ringraziamo Stephanie Regnier e il suo traduttore per averci permesso di scambiare qualche chiacchiera con loro.   Martina Pochini, Federico Albanese  
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DIARIO DEL FESTIVAL-12/07/2019-OLTRE IL LIMITE Intervista a Martina Melilli

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   OLTRE IL LIMITE Intervista a Martina Melilli   Durante la quinta serata del Festival, come nostra ultima intervista, abbiamo avuto l’opportunità di incontrare la regista Martina Melilli, e parlare del suo documentario “My home in Libya”. Nel film viene narrata la storia della famiglia della regista che cerca di scoprire le proprie origini. Verrà aiutata in questa ricerca da un ragazzo libico, che la aiuterà a ripercorrere i luoghi cari alla sua famiglia, visto che lei non vi si può recare di persona. Lo scambio di informazioni tra i due verrà effettuato tramite il web, questo renderà il tutto più complesso, poiché, molto spesso, in Libia vi è mancanza di elettricità, per via della guerra. Nel corso del film si può notare una netta differenza nella descrizione della Libia: i nonni di Martina vedevano quel luogo come un posto pieno di meravigliosi ricordi, di persone gentili e calorose, che ricorderanno sempre con molta nostalgia; Mahmood, invece, vede tutta quella “bellezza” con occhi differenti, poiché la guerra sta distruggendo tutto ciò che lo circonda. Martina è stata una testimone diretta di tutto quel dolore, grazie alle numerose foto che lui le ha inviato, questo rende il film molto intenso e crudo nelle rappresentazioni di quelle tragiche verità. Alla fine del film, i contatti fra Martina e Mahmood vanno man mano diminuendo, ciò provoca un senso di preoccupazione nella regista. Il film si conclude con una scena che lascia soltanto percepire il finale agli spettatori, lasciando aperte più possibilità. Durante l’intervista, abbiamo potuto capire che le motivazioni che l’hanno spinta ad intraprendere questo progetto, siano state la ricerca di un posto che la facesse sentire a casa e l’esigenza di trovare risposte alle proprie domande personali. Martina ci ha fatto capire che i suoi nonni, soprattutto Nonno Antonio, sono molto legati alla loro abitazione, poiché, dopo molti spostamenti, hanno finalmente trovato un posto che si potesse definire “casa”. La casa diventa uno specchio della loro vita e tramite gli oggetti contenuti all'interno di essa, si racconta il loro mondo. Martina si è appassionata a questo argomento grazie ad una conversazione avvenuta con un barista marocchino, che, come lei, abitava a Bruxelles: ogni volta che lei era vestita con sciarpa e cappello e le si vedevano solo gli occhi , lui le parlava in arabo. Quando lei gli disse che era italiana lui le rispose che gli occhi sembravano proprio “dei loro”. Questa cosa la colpì molto. Stava già conducendo una ricerca sul conflitto arabo-palestinese e, grazie a questo avvenimento, ha deciso di iniziare questa sua ricerca più personale. Durante la visione del film, abbiamo notato come ogni inquadratura nascondesse dei dettagli, regalando agli spettatori immagini molto profonde e poetiche. Ringraziamo la gentilissima Martina Melilli per aver dedicato un po' di tempo alle nostre curiosità riguardo il suo documentario.   Chiara Alioto, Nadia Cantiani, Manfredi Meli.  
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Tutti i vincitori del Sole Luna Doc Film Festival 2019

MIGLIOR DOCUMENTARIO Island of the hungry ghosts di Gabrielle Brady Premio per il Miglior Documentario a ISLAND OF THE HUNGRY GOSTS di Gabrielle Brady per l’alto livello artistico di tutti gli elementi cinematografici messi al servizio di un film che evidenzia attraverso la crisi di un’assistente sociale l’ipocrisia di una società che ecologicamente protegge con grande impegno la stagionale migrazione di milioni di granchi e contemporaneamente segrega esseri umani disperati e privi di permesso di soggiorno. TRAILER
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO Born in Gambia di Natxo Leuza Fernandez In modo semplice racconta in profondità il luogo e la gente. Cinematograficamente e artisticamente molto ben realizzato, mettendo insieme voci e suoni con immagini e musica. TRAILER BORN IN GAMBIA - Official Trailer from Galapan Productions on Vimeo.
PREMIO SOUNDRIVEMOTION - MIGLIOR COLONNA SONORA Dark waters di Stéphanie Regnier Le voci della natura dialogano con le immagini restituendo un’idea di cinema capace di varcare la soglia del visibile ed esplorare, così, il mistero del mondo.   TEASER
  MIGLIOR MONTAGGIO Stronger than a bullet di Maryam Ebrahimi Per la capacità di mescolare in modo organico, potente e funzionale alla narrazione materiali diversi di formato facendo viaggiare lo spettatore nel tempo e nella vita del protagonista. TRAILER
MIGLIOR FOTOGRAFIA Beloved di Yasser Talebi Beloved è un bellissimo esempio di come l'immaginario e il trattamento visivo diventino un personaggio nel viaggio della storia stessa. La giuria ha giudicato particolarmente commovente il rapporto tra il personaggio e la cinepresa e per il modo in cui vengano affrontati i temi dell'isolamento, della forza e della bellezza. Congratulazioni al team! TRAILER
MIGLIOR REGIA Congo Lucha di Marlène Rabaud Abbiamo deciso di premiare la regista Marlène Rabuad perché ha messo in luce un movimento molto importante di persone che cercano la loro libertà e dignità, persone che hanno messo in pericolo le loro vite e pagato un prezzo molto per le loro stesse vite e il loro futuro. La regista ha deciso di essere in prima linea nella loro lotta non violenta, combattendo contro il dittatore kabila e l'ingiustizia. Il film, onesto e coraggioso, racconta lo spirito di un grande desiderio di libertà e giustizia. TRAILER
MENZIONE AL MIGLIOR CORTOMETRAGGIO Light, shade, life di Shahriar Pourseyedian La giuria assegna all’unanimità una Menzione Speciale a LIGHT, SHADE, LIFE di Shahriar Pourseyedian per l’intensità, il pudore e la sincerità con cui il regista, usando un linguaggio diretto ma anche originale e poetico, racconta una vicenda « privata », coinvolgendo in modo universale la coscienza e l’indifferenza dello spettatore verso il suo « prossimo »
PREMIO GIURIA STUDENTI LICEALI SEZIONE HUMAN RIGHTS Stronger than a bullet di Maryam Ebrahimi Per aver mostrato che è possibile affrontare il passato scomodo di un singolo e di un popolo intero utilizzando uno sguardo critico, lucido, mai autoindulgente, mettendo a nudo l’atroce incubo della guerra e la sua pesante eredità sulle vite presenti. Il documentario, inoltre, denuncia l’ambigua e perversa retorica della propaganda di regime e la forza persuasiva che le immagini hanno giocato nella costruzione delle condizioni di disumanità, necessarie per combattere una guerra. Gli spettatori sono stati accompagnati sapientemente in un viaggio ostinato e coraggioso, quasi al “termine della notte”, nelle pieghe profonde della memoria individuale e collettiva alla ricerca della verità e di un riscatto morale del protagonista. Ulteriore pregio dell’opera sta, infine, nell’aver mostrato ancora una volta, come tutti noi siamo manipolabili, eccitabili, pronti a trasformarci in ciechi e fanatici carnefici al servizio del regime che ci guida, in vittime della sua propaganda, e che pochi sono in grado di percorrere a ritroso la storia del sonno della propria ragione TRAILER
PREMIO GIURIA STUDENTI LICEALI SEZIONE THE JOURNEY Beloved di Yasser Talebi Attraverso la superba fotografia, l’opera riesce a immortalare i differenti paesaggi e le diverse tonalità di luce che esaltano la bellezza del nostro pianeta e sa cogliere la profonda umanità che emerge dal volto della protagonista. Esemplare la perizia con la quale il regista tratteggia la saggezza di tale personaggio, attraverso cui si coglie l’intima essenza del senso della vita umana, fatta di lotta contro le avversità e della incessante capacità di saper accettare gli eventi e, tenacemente, proseguire la propria esistenza. Commuove, inoltre, l’abilità dell’autore di illustrare il legame empatico che può unire l’umanità e la natura, così come la sensibilità nel saper raccontare, con poesia e intensa umanità, le scelte di vita del personaggio protagonista, pur nel disagio di una condizione di sofferta solitudine. Il film, in definitiva, sorprendentemente, costringe noi occidentali, immersi in un mondo che crediamo il migliore, a interrogarci sul senso della nostra quotidianità e su cosa siano davvero la vita umana e la felicità. TRAILER
PREMIO GIURIA NUOVI ITALIANI Born in Gambia di Natxo Leuza Fernandez Born in Gambia non racconta solo la storia di Hassan, un bambino di 14 anni che vive per strada nel suo paese, il Gambia, ma è anche la storia di un paese la cui popolazione affronta ogni giorno la discriminazione sociale, e del background di una società in cui i diritti umani sono completamente assenti, soprattutto quelli dei bambini non accompagnati, che sono i più esposti al rischio delle peggiori malattie e i cui diritti sono violati sin da quando sono piccoli. Questo corto racconta anche un altro lato di questa società, cioè gli usi tradizionali che si basano su credenze tribali che si ripercuotono anche sulle libertà personali, soprattutto delle donne e delle ragazze, come per esempio l’infibulazione o i matrimoni forzati, stabiliti dai parenti senza nessuna consultazione e che in molti casi vedono una differenza di età inaccettabile tra i coniugi. Ci sono storie che non vengono quasi mai raccontate ma che in alcuni paesi sono storie vere e all’ordine del giorno. Born in Gambia fa riflettere sulla responsabilità sociale, sulla violazione dei diritti umani che questi bambini subiscono ogni giorno, e sulle difficoltà che essi affrontano per sopravvivere e conquistare la loro dignità. TRAILER BORN IN GAMBIA - Official Trailer from Galapan Productions on Vimeo.
PREMIO SOLE LUNA - UN PONTE TRA LE CULTURE Born in Gambia di Natxo Leuza Fernandez Per il messaggio profondo che il piccolo Hassan ci trasmette con la sua storia: una storia di sofferenza in un paese dove credenze tradizionali conizionano l’esistenza. Hassan rappresenta la voce di un futuro diverso possibile. TRAILER BORN IN GAMBIA - Official Trailer from Galapan Productions on Vimeo.
PREMIO DEL PUBBLICO Island of the hungry ghosts di Gabrielle Brady TRAILER
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DIARIO DEL FESTIVAL-12/07/2019-LA DIMENSIONE DELLA DIVERSITÀ. Intervista a Gabriella a Gabriella D’Agostino

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   LA DIMENSIONE DELLA DIVERSITÀ Intervista a Gabriella a Gabriella D’Agostino   Durante la sesta serata del Festival “Sole Luna”, abbiamo avuto modo di intervistare Gabriella D’Agostino, che si occupa della Direzione Scientifica. Ci ha spiegato che, all’interno del Festival, vi sono molteplici tematiche che devono essere trattate con competenza e attenzione. Lei, inizialmente, partecipava al Festival come spettatore, poi ha fatto la giurata, in seguito ha intrapreso una strada differente ed ha iniziato a far parte integrante dell’Associazione, grazie alle sue competenze scientifiche. Gabriella, parlandoci della migrazione, che è uno dei temi maggiormente presenti all’interno del Festival, evidenzia il fatto che la diversità e la mobilità sono elementi costitutivi degli esseri umani. Pertanto la migrazione è un fenomeno che non si può arrestare, è una dimensione della vita e la diversità e l’apertura all’altro consentono all’umanità di perpetuare sé stessa; è proprio grazie allo scambio continuo che si cresce, si migliora e si riesce ad immaginare qualcosa che fino a quel momento non si è mai immaginato. Per concludere, ci ha citato con grande entusiasmo uno dei suoi ricordi più belli all’interno del Festival: durante la scorsa edizione ha guardato un documentario dal titolo “Singing with Angry Bird” in cui vi erano scene divertenti che l’hanno fatta “Ridere con le lacrime, ma lacrime di commozione che ti riconciliano col mondo, che ti fanno pensare che ci sia ancora una speranza.” Ringraziamo Gabriella per la sua disponibilità. Federica Bonomo, Giorgia Pietrangelillo e Aurora Saia
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DIARIO DEL FESTIVAL-12/07/2019-TRADIZIONI: PATRIMONIO CULTURALE Intervista a Marco Zuin

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   TRADIZIONI: PATRIMONIO CULTURALE Intervista a Marco Zuin   Durante la sesta serata del Festival, abbiamo visto il cortometraggio “Hoa” di Marco Zuin, a cui, prima della presentazione del suo documentario, abbiamo avuto modo di porre alcune domande. Il corto racconta la vita di una donna guaritrice di nome Hoa che vive in un villaggio del nord del Vietnam e che, per vivere, raccoglie erbe medicinali da varie parti della foresta, cercando anche di salvaguardare la biodiversità del luogo.   D: “Da cosa ha preso spunto per realizzare questo documentario?” R: “La storia di Hoa mi è stata raccontata da una ragazza di nome Francesca che aveva visto un piccolo cortometraggio che avevo girato, le era piaciuto moltissimo e mi ha chiesto se volessi avvicinarmi a questa storia ed, alla fine, ci siamo imbarcati in questo lavoro.” D: “Dato che il documentario parla di una donna che porta avanti una tradizione, secondo lei, quanto è importante portarne avanti una?” R: “Il concetto di tradizione è il tema principale di questo cortometraggio. Hoa, inizialmente, voleva andar via dal villaggio, poi si è ammalata ed ha provato a curarsi ma, non potendosi permettersi le cure perché molto costose, è tornata al paese dove la madre l’ha curata con la medicina locale ed è guarita. A quel punto, ha capito che doveva portare avanti questa tradizione.” D: “Perché è importante portare avanti una tradizione?” R: “In questo caso, dovete pensare che il Vietnam ha una biodiversità incredibile e, spostandosi anche di poco, ci sono piante che non esistono a pochi chilometri di distanza. Quindi, una conoscenza che si apprende solamente per via orale, non può che tramandarsi in questo modo. È la sola maniera per poter creare un patrimonio di sapere.” D: “Hoa, inizialmente, voleva andare via dal suo villaggio, attualmente nel sud Italia sta succedendo la stessa cosa. Lei pensa che sia giusto andare via per trovare lavoro?” R: “Non credo ci sia una risposta che vada bene per tutti. Penso che, comunque, bisogna essere liberi di potersi inventare, scegliere quello che si vuole fare e poi, man mano che si cresce, capire quale sia il proprio posto nel mondo, ciò dipende dal fatto che la persona voglia rimanere o stabilirsi altrove.” D: “Quando le è stata raccontata la storia di Hoa, cosa l’ha colpita maggiormente?” D: “Mi ha colpito l’idea di una persona che desidera andarsene e poi, a causa della malattia, è costretta a tornare al paese natale.” Per concludere, pensiamo che il cortometraggio sia molto suggestivo perché sottolinea l’importanza della famiglia e delle tradizioni. Ringraziamo Marco Zuin per la sua disponibilità. Cillari Martina, Sciortino Viviana, Verdi Bruna
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DIARIO DEL FESTIVAL-11/07/2019-IL RUOLO DEL DIRETTORE ARTISTICO: Intervistiamo Chiara Andrich

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   IL RUOLO DEL DIRETTORE ARTISTICO: Intervistiamo Chiara Andrich   Durante la quinta serata del Festival, abbiamo avuto il piacere di intervistare Chiara Andich, Direttrice Artistica del Festival Sole Luna. Le abbiamo posto alcune domande: 1) “Qual è il ruolo del direttore artistico?” -“Il direttore artistico è colui che decide il programma, quali film far partecipare, quali ospiti invitare e la composizione della giuria. 2) “Che percorso scolastico hai intrapreso per diventare direttore artistico?” - “È successo un po’ per caso…mi ero iscritta al Corso Sperimentale di cinema e documentario di Palermo e, da studentessa, ho partecipato al Festival come spettatrice. In seguito ho conosciuto Lucia Venturato, Presidentessa dell’Associazione, che mi ha dato la possibilità di curare la presentazione di alcuni film”. 3) “Che cosa ti ha spinto a intraprendere questo percorso?” - “Da bambina a casa non avevamo la televisione, mia madre mi portava al cinema anche due o tre volte a settimana, da lì è nato questo amore. 4) “Qual è l’esperienza a cui ti sentì più legata? -  “L’esperienza che mi ha cambiato la vita è avvenuta a Barcellona, lavorando come montatrice per un documentario e, grazie a questo lavoro, ho deciso di continuare questo percorso lavorativo”. 5) C’è qualche progetto a cui stai lavorando? - “Insieme a due colleghi, fra cui Andrea Mura, altro Direttore Artistico del Festival, dopo 10 anni di studio, abbiamo deciso di aprire una nostra casa di produzione, avendo quindi l’opportunità di poter realizzare nostre produzioni e di collaborare anche con giovani registi.   Serena Linguagrossa, Vittoria Arrigo
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DIARIO DEL FESTIVAL-11/07/2019-LA PRESELEZIONE DEI FILM. Il semaforo al concorso

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   LA PRESELEZIONE DEI FILM Il semaforo al concorso   Nel corso della quinta serata, abbiamo fatto una chiacchierata con Costanza La Bruna, che fa parte dello staff dei preselezionatori dei film del concorso. Costanza studia al centro sperimentale di cinematografia a Palermo e si occupa di documentari e video making. Durante l’intervista ci ha spiegato in cosa consiste l’essere preselezionatori, ci ha raccontato che è un’esperienza molto interessante, perché non aveva mai avuto l’occasione di guardare così tanti film con occhio critico. I preselezionatori hanno il compito di riuscire a comprendere se il film iscritto al concorso è valido o meno; Costanza di ha spiegato il metodo che ha utilizzato nella scelta e ci ha riferito che ha adottato una scala di giudizi suddivisa in aspetti più tecnici ed aspetti più soggettivi. Le abbiamo chiesto come vengono scelti i film per il concorso; ci ha risposto che ai film vengono assegnati tre colori: il rosso per quelli che non passano la sezione, il giallo per quelli che hanno bisogno di una seconda revisione ed il verde per quei film che possono partecipare al Festival. Generalmente, i selezionatori riescono a capire la validità di un film in 15/20 minuti. Ci ha poi raccontato che dopo la preselezione effettuata da 8 esperti del settore, i film vengono visionati dai selezionatori ufficiali. Alla fine dell’intervista abbiamo chiesto a Costanza come sia entrata a far parte dei preselezionatori e che tipo di esperienza abbia vissuto. Ci ha risposto dicendo che, grazie alla conoscenza diretta di un membro dell’organizzazione del Festival, è stata scelta tra i preselezionatori. Questa esperienza le ha lasciato un bagaglio di emozioni anche perché questi film raccontano diverse realtà del mondo e questo le ha permesso di viaggiare stando ferma. Ringraziamo Costanza per averci concesso il suo tempo e per averci raccontato cosa c’è dietro una parte dell’organizzazione del Festival.   Flavio Cusimano, Daniene Quagliata, Marco Schievano
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DIARIO DEL FESTIVAL-11/07/2019-LA FORZA DELL’ANIMAZIONE Intervista a Mark Paye

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo   LA FORZA DELL’ANIMAZIONE Intervista a Mark Paye   Durante la quinta serata del Festival, abbiamo avuto il piacere di intervistare per la prima volta un produttore, Mark Paye. Paye si occupa di produrre cartoni animati e documentari, ieri abbiamo assistito ad una proiezione di circa 15 minuti. Mark ci ha spiegato che è molto impegnativo riuscire a concentrare la narrazione in così poco tempo. Ci ha detto che sono stati impiegati circa due anni per realizzare il film perché ci sono stati alcuni momenti di angoscia, riflessione e dubbio e spesso non si è stati sicuri di riuscire a finire il lavoro. Si è scelto di girare questo film in versione animata perché si vuole dare il senso del movimento, del ritmo, dare anima al disegno ed emozioni ai personaggi. È difficile trovare persone che riescano a disegnare e fare al contempo l’animazione. Mark Paye ci ha raccontato che ha iniziato ad essere produttore perché il suo bisnonno nel 1908 creava cartoni animati e disegni. Gli abbiamo anche chiesto come fosse venuto a conoscenza del Festival e ci ha spiegato che, essendo un’amante della Sicilia, ha visitato Palermo, ha visto dei cartelloni pubblicitari in giro della città ed ha deciso di partecipare al Festival.   Laura Cusimano Ginevra Paterna
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