DIARIO DEL FESTIVAL- 07.07.2018- L’ addetta all’ufficio stampa nazionale di Sole Luna

Diario Del Festival
Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

L' addetta all'ufficio stampa nazionale di Sole Luna

Intervista a Francesca Rossini

La sera del 7 luglio 2018 ha rilasciato un'intervista dove parla del suo ambiente lavorativo e di come funziona. Francesca Rossini dell’ufficio stampa Laboratorio delle Parole lo descrive come un lavoro istruttivo, interessante, vario ma faticoso e privo di orari costanti. L’addetta stampa ha subito puntualizzato che nell'ambito giornalistico è fondamentale stare attenti ai dati che si raccolgono e che successivamente vengono pubblicati poiché, in caso di mancata autorizzazione del trattamento di dati personali, quali foto, video, audio etc. si potrebbe incorrere in spiacevoli problemi legali. Alla domanda su quali attività si svolgono all'interno di un ufficio stampa, Francesca ci spiega che ciò che viene maggiormente utilizzati è il comunicato stampa, un testo che si differenzia da un saggio e da un articolo, e che ha una sua struttura precisa: deve essere breve e deve affrontare tutte le tematiche di interesse in maniera puntuale. Importante è anche il titolo del comunicato che deve essere di massimo due righe e catturare l'attenzione dei lettori.IMG-20180708-WA0015 Alla domanda di quale fosse la differenza fra ufficio stampa nazionale e ufficio stampa locale Francesca riferisce che cambia sicuramente la modalità di selezione delle notizie: la stampa Nazionale e quella Locale hanno compiti differenti, mentre la stampa locale si occupa di testate o media che trattano di un territorio ben definito e ristretto, invece la stampa nazionale si occupa delle testate di settore e di alcune testate specifiche. L'intervista è stata piacevole e Francesca Rossini è stata più che gentile e cordiale oltre che molto precisa. Articolo a cura di Alessandro Billitteri e Cristina La Torre
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DIARIO DEL FESTIVAL- 07.07.2018- Natura ed inquinamento al festival

 
Diario Del Festival
Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo 

NATURA ED INQUINAMENTO AL FESTIVAL Maredolce - La Favara e chi ha reso grande questo posto

Durante la sesta giornata del Sole Luna doc Film Festival abbiamo affrontato il tema della natura e dell'inquinamento tramite la visione del documentario "Maredolce - La Favara". Quest’ultimo è prodotto dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, un istituto culturale che si occupa degli studi sui paesaggi e sui beni culturali. Maredolce-La Favara è un film documentario che vive attraverso le testimonianze di persone che presentano un futuro possibile in bilico tra passato e presente, tra paesaggio ed arte. Esso tratta di un luogo che è sopravvissuto al processo che ha mutato la Palermo arabo-normanna nella città della speculazione edilizia: la Conca d'Oro. Il progetto di riqualificazione di questo luogo ha vinto nel 2015 il “Premio Internazionale Carlo Scarpa per il giardino”. Il suddetto premiIMG-20180708-WA0026o è nato nel 1990 con lo scopo di premiare e valorizzare i paesaggi storici, anche non troppo conosciuti, significativi per un determinato luogo. Noi riteniamo che questo aspetto sia particolarmente rilevante perché il premio cerca di far rivivere luoghi che sembrano abbandonati, ma che invece hanno dietro una storia che è andata persa e che vale la pena ricordare. Dopo la vincita del premio la Fondazione ha deciso di realizzare un documentario per raccontare questo luogo. Grazie alla sua forte propensione verso l’ambito sociale e culturale, il regista del documentario, Davide Gambino, è riuscito a descrivere un luogo storicamente fondamentale per la città di Palermo e a narrare la storia di un posto pieno di sapere. Secondo noi, il progetto è molto interessante ed importante poiché è fondamentale che vi sia manutenzione e salvaguardia per i luoghi che hanno fatto parte e che continuano a fare parte della storia della nostra terra e della nostra città e, soprattutto, che la gente ne abbia conoscenza. Irene Failla, Elisabeth Lo Giudice e Andrea Vitale
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DIARIO DEL FESTIVAL- 07.07.2018- CINEMA GRATTACIELO

CINEMA GRATTACIELO

Le forme del documentario contemporaneo

Al festival SoleLuna è stato presentato “Cinema Grattacielo” una riflessione autobiografica che si interroga, con un documentario, sulle forme del documentario contemporaneo. A causa dell’assenza del regista il film viene presentato dal professore Andrea Rabbito collega universitario del regista venuto al festival in veste di studioso che ha analizzato il film in tutti i suoi aspetti, trovandolo  molto profondo e interessante e notando come riesce ad offrire una lettura metalinguistica sul linguaggio IMG-20180708-WA0012cinematografico. Il professore fa notare la bravura del regista nel saper offrire, durante il suo film, una analisi molto interessante, che in un primo momento è basata su se stesso e che viene espressa con una voce over che è quella del regista, L’opera quindi può essere vista nell’ottica di un diario intimo, personale. La particolarità del regista, che si nota nella rappresentazione della sua vita intima all’interno del film, è quella di non mettere mai dei filtri, permettendo così di far entrare lo spettatore in una sfera molto privata della sua vita . La potenza di questo film si nota in primis nel riuscire a far entrare lo spettatore nella vita di Marco Bertozzi e poi a farlo entrare ancora di più nella vita del cinema e del funzionamento del linguaggio audiovisivo. E’ attraverso la vita del grattacielo che Bertozzi dispiega la sua capacità di analisi del mondo con una visione che non è mai d’insieme ma rimane sempre parziale. Marco Loriano, Ester Carollo  
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Una storia tira l’altra

UNA STORIA TIRA L’ALTRA

Intervista al regista e giurato Alessandro Negrini

Oggi vogliamo presentarvi uno dei componenti della giuria: Alessandro Negrini. A lui piace definirsi “regista per errore” e il perché di questa definizione e la sua storia ci hanno incuriosito molto e ci teniamo a raccontarle anche a voi. Il suo sogno era quello di diventare un poeta fin quando De Andrè, inconsapevole di tutto quello che avrebbe causato, in un’intervista disse che fino ai 20 anni tutti si sentono poeti ma dopo i 20 anni rimangono solo 2 categorie di scrittori: i poeti veri e i cretini.  Negrini, per paura di scivolare dritto dritto nella seconda categoria, si dedicò ad altre cose e nella sua vita fece diversi lavori. Per un po’ fece il bidello, lavorò anche in un circo e un giorno per casualità si ritrovò a girare un cortometraggio dal titolo “La casa delle frasi”, una vera e propria fiaba. Nel cortometraggio racconta di un senza tetto che trasformava una biblioteca nella propria casa e vieIMG-20180707-WA0019ne scoperto da un bambino. Entrambi scoprono che di notte le parole danzano. E fu proprio a partire da questa fortuita circostanza che iniziò la sua attività di regista. Ha viaggiato in giro per l’Europa e per il mondo, e il viaggio che l’ha colpito di più fu quello in Malawi in cui è rimasto affascinato dalla strada, l’unico posto illuminato di notte dalle macchine che passano, che diviene una piazza in cui le persone vanno a parlare e raccontano le proprie storie: la strada è il loro bar. Lui, per spiegare cosa si prova ad essere dalla parte di chi giudica, ritiene opportuno citare Marina Cvetaeva che dice che “oltre l’attrazione terrestre esiste l’attrazione celeste”, una spinta che va dal basso verso l’alto contro ogni logica, contro la gravità della vita che dice di rinunciare a sognare. Quindi far parte della giuria gli ha fatto scoprire storie che vanno dal basso verso l’alto, storie che dicono che la dignità non la perderanno mai, storie che gli hanno fatto scoprire l’attrazione celeste. Scegliere il vincitore è stato faticoso - dice lui – poiché ogni giurato aveva la propria idea su come dovesse essere un documentario: chi sosteneva che un documentario dovesse dare informazioni, chi che dovesse dare risposte, chi speranza, chi pensava che la speranza non fosse necessaria. Lui ritiene che un film documentario debba richiamare la bellezza, anche la bellezza del male come dice Baudelaire nel libro “I fiori del male”: anche dal male nascono dei fiori. I film che ha visto l’hanno arricchito molto, gli hanno fatto capire che alcune persone non vedranno mai la luce eppure i loro occhi sono vivi, pieni di voglia di resistere ma non vinceranno perché è scritto nella loro storia, ma come Don Chisciotte si rialzeranno sempre. La sua idea di documentario è proprio questa, documentare “Don Chisciotte”, che perde sempre ma perdendo vincerà sempre. Lui ha partecipato sia al festival di Treviso che a quello di Palermo e la differenza fondamentale che trova è il luogo. Trova che Palermo sia come una cipolla, c’è sempre qualcosa da scoprire, un segreto in più  da svelare a differenza di Treviso che è apparentemente più esposta con i suoi palazzi più seri, più ordinati. Ma l’energia dei due festival è la stessa, c’è la stessa voglia di raccontare l’attrazione celeste, raccontare piccole storie mai domate. La sua storia ci ha convinto e spronato e speriamo sia così anche per voi. Chiara Cassisi, Alessia Marzo
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Il Fai

IL FAI

Faccia a faccia con i giovani

Nella quinta giornata del festival abbiamo avuto la possibilità di  intervistare alcuni volontari del FAI (fondo ambiente italiano) e di porgli qualche domanda sulle attività che svolgono e sui luoghi in cui le svolgono. <<Cosa ne pensate di questo luogo?>> <<Magico. E’ un luogo che raccoglie tante storie felici e non. Ha una complessa struttura architettonica, la cui costruzione iniziò intorno al 1506. I lavori andarono avanti per parecchi anni. Nel 1582 divenne un teatro, ma la peste del 1624 impose la trasformazione della chiesa in un “lazzaretto”. La struttura, nel 1888, passò in carico all’Ospedale Civico, che lo ha detenuto fino al 1986. Nel secondo dopoguerra, una parte della struttura, è stata utilizzata dal Comune come deposito. La chiesa non fu mai completata del tutto nel suo impianto, infatti la navata centrale è priva di copertura. I lavori di restauro, nel 1995, fecero sì che la chiesa riprendesse la sua eccezionale grandiosità.>>IMG-20180707-WA0010 <<Cosa ne pensate dell’attività di volontariato?>> <<E’ necessaria, la facciamo con piacere. Sappiamo che il nostro lavoro possa veramente cambiare le cose, e anche se abbiamo competenze diverse, il volontariato ci permette di fare ciò che non potrebbe essere fatto.>> <<Perché avete scelto proprio il festival Sole Luna?>> <<Abbiamo scelto questo festival perché riteniamo che sia una buona opportunità culturale per la città di Palermo. Anche gli organizzatori di questo festival, come noi, sono un’associazione di volontari. Abbiamo la stessa “missione”. Siamo amanti delle arti in tutte le loro forme e, noi del FAI, ci rivolgiamo ai giovani cercando di sensibilizzarli all’arte, alla natura, e in questo caso, alla cinematografia. Del resto, i giovani saranno i cittadini di domani.>> <<Cosa vi ha suscitato e vi suscita rapportarvi con persone di età diversa dalla vostra?>> <<Ci suscita felicità, perché confrontarsi con tutte le età ti ricorda com’eri e ti da l’idea di come gli altri ti guardano e ti permette di capire come diventerai. E’ uno scambio. Tra l’altro il FAI giovani lavora benissimo, è un gruppo molto affiatato ed è per noi un’occasione di confronto. E’ straordinario.>> <<Avete riscontrato cose positive da quest’attività e dalle persone che vi partecipano?>> <<Certo. Abbiamo avuto un risultato molto positivo e si vede dal pubblico che è stato qui in queste serate e anche dal grande lavoro che c’è dietro. Il grande lavoro e la fatica che si mette per fare tutto questo vengono ripagati dai buoni risultati ottenuti.>>   Federica D’Onofrio, Francesca Russo
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Due terre in una

Diario Del Festival
Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

DUE TERRE IN UNA

Diversità culturale patrimonio dell’umanità

“Due terre in una” è il titolo del film che hanno girato due giovani italiani, Flaminio Muccio e Chiara Napoli, che racconta la storia di quattro coppie miste. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare i due registi e di fargli alcune domande… Com’è nata l’idea di girare questo film? Mentre eravamo a Salerno – dice Flaminio Muccio – abbiamo preso parte a diversi  festival che ci hanno ispirato, facendoci decidere ad affrontare il tema dell’incontro delle culture all’interno delle relazioni d’amore. E’ stato difficile trovare coppie che rappresentassero pienamente la vostra idea? Si molto difficile, le coppie miste erano davvero rare soprattutto come quelle che cercavamo noi, ovvero pronte al matrimonio – dice Chiara Napoli –, abbiamo cercato ovunque. Siamo andati dai sacerdoti, dalle associazioni, all’ufficio anagrafe di stato civile e nei gruppi di incontri finché non ci ha contattato un fotografo che era stato ingaggiato per un matrimonio di una coppia mista: un’indiana e un italiano e da lì poi IMG-20180707-WA0007si è aperto un mondo. Sosteniamo che l’unione in matrimonio di culture differenti porti necessariamente ad un confronto affinché si possa trovare quel punto di forza che tiene unita la coppia. Come ha detto Flaminio Muccio: La diversità culturale è il più grande patrimonio dell’umanità. Proprio stamattina sono stato alla Cappella Palatina – racconta - e proprio in questa circostanza mi è venuto spontaneo domandarmi: se l’unione tra le culture ha dato origine a questa bellezza, allora perché noi oggi ci ostiniamo a sostenere il contrario contro l’evidenza?  Quindi è bello che il Sole Luna film festival ponga l’accento sui diritti umani che dovrebbero essere scontati nella nostra società e ancora non lo sono. Quindi noi pensiamo che se tutti ci soffermassimo un momento a pensare ai diritti dell’uomo, dovremmo chiederci perché, nella società di oggi, alcuni uomini, che vengono differenziati solamente per il territorio in cui nascono, vengono esclusi e ritenuti meno sviluppati culturalmente nonostante ci possano aiutare a migliorare e ad arricchirci personalmente cambiando totalmente la nostra opinione sulla diversità culturale. Giorgia Calì, Aurora Biraghi
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DIARIO DEL FESTIVAL- 05.07.2018- Tumarankè

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Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

TUMARANKE'

Percepire la realtà attraverso lo smartphone

Tumarankè in lingua bambara vuol dire “lasciare il proprio paese in cerca di un futuro migliore”. Tumarankè è un progetto di visual storytelling ideato da Camilla Paternò e Simona Coppini. Consiste nel documentare tramite lo smartphone la vita di giovani immigrati, che si integrano nella comunità Italiana. Il progetto è nato dall’idea di far raccontare dagli stessi giovani immigrati la loro storia e non farla narrare da altri, utilizzando il mezzo di comunicazione più comune tra i giovani: lo smartphone. Nonostante la loro “cupa” storia , i protagonisti trovano la forza e la volontà di raccontarla in modo giocoso e ciò contribuisce ad aiutarli ad iniziare una nuova vita in Italia, integrandosi nella comunità italiana. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno dei giovani migranti, Morr: un ragazzo di diciassette anni arrivato a Siracusa circa un anno fa dopo un lungo viaggio. Il suo passato difficile lo ha portato ad abbandonare il suo paese, poiché lì non avrebbe avuto alcuna prospettiva futura. Morr spiega che, nonostante la difficoltà della lingua Italiana e l'impossibilità di andare a scuola per mesi, con impegno  e dedizione, tramite il dialogo e l’ascolto, ha imparato la nuova lingua, migliorando di giorno in giorno. Nonostante la ricerca di un futuro migliore, Morr sente comunque la mancanza dell’affetto della sua famiglia, che non vede e non sente da molti anni, e del suo paese.IMG-20180706-WA0022 Usare lo smartphone lo ha portato ad amare tutto ciò che riguarda la ripresa ed i video. Morr ha imparato molto, non solo grazie alla scuola, ma anche grazie alla strada. Partecipando a questo progetto ha imparato come utilizzare lo smartphone per documentare la realtà circostante ed  ha potuto mettere da parte il suo passato e creare forti legami con le persone con cui ha lavorato, tanto da considerare tutti i ragazzi e collaboratori facenti parte del progetto, come una vera e propria famiglia con cui iniziare questo nuovo capitolo della sua vita. Il tema trattato ci ha colpito sin da subito e per questo lo abbiamo scelto. Interagire con un ragazzo della nostra età, immigrato, che ci ha raccontato con semplicità la sua storia ci ha fatto rendere conto di quanto sia crudele e dura la realtà di questi coetanei. Tumarankè invita gli spettatori a riflettere sulla realtà che ci circonda e di quanta forza di volontà abbiamo questi ragazzi nel cercare di crearsi un futuro migliore. Irene Failla e Cristina La Torre
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DIARIO DEL FESTIVAL- 05.07.2018- Shootball

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

SHOOTBALL

Il primo grande caso di pedofilia in Catalogna

Durante la quarta serata del festival Sole Luna doc, tra i tanti temi trattati, è stato affrontato il tema della pedofilia. Ai nostri giorni visto come un tabù o comunque come un argomento difficile da trattare e con tante sfaccettature. Il tema è stato svolto in un lungometraggio dal titolo "shootball" di Felix Colomer. Il regista catalano che ha cominciato la sua carriera come montatore, e che in seguito, grazie all'ispirazione datagli da suo padre, si è iscritto all'università Catalana "Escac", per infine intraprendere la carriera di montatore e regista. Il titolo del film si ispira al gioco praticato da alcuni ragazzi La storia riporta un fatto accaduto a Barcellona negli anni novanta e protrattosi fino ai primi anni del 2000. Il professor Joaquin Benitez con il pretesto di massaggiare dei suoi alunni infortunati, li violentava, mascherandosi dietro ciò che lui chiamava un "comportamento distorto". Nel lungometraggio Felix interroga tutte le parti coinvolte nella vicenda e ciò rende particolarmente interessante il documentario.IMG_7584 Forse per la prima volta un pederasta parla davanti ad una telecamera ed ammette le sue colpe. Il documentario in Catalogna ha avuto un grande successo, ed è stato addirittura trasmesso nella televisione pubblica spagnola in prima serata. Il fine e lo scopo del lungometraggio di Felix, è quello di sensibilizzare il pubblico su un problema che affligge la società odierna e che non ha la giusta attenzione, poiché ci sono tantissimi casi di pedofilia che spesso non vengono denunciati e trattati a dovere. Inoltre per Felix è importante che i pedofili vengano denunciati e che i violentati non si sentano in colpa per ciò che hanno subito. Alla presentazione del film a Barcellona, le famiglie delle vittime hanno avuto modo di conoscersi, e ciò è stato importante per loro per fargli capire che non sono soli. Vitale Andrea, Ester Carollo
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DIARIO DEL FESTIVAL- 05.07.2018- Intervista ai ragazzi di Sole Luna

Diario Del Festival Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo 

INTERVISTA AI RAGAZZI DI SOLE LUNA

Gli alunni della 3 A liceo scientifico Albert Einstain

I ragazzi del Liceo Albert Einstein si trovano come noi a collaborare al Sole Luna Doc Film Festival, ma hanno compiti diversi dai nostri. Loro sono qui per fare accoglienza agli ospiti e diventano anche guide turistiche per il pubblico dell’evento, dando cosi informazioni anche sulla sede del festival, la Chiesa dello Spasimo. Per conoscere meIMG-20180706-WA0029glio il loro lavoro gli abbiamo fatto qualche domanda: Da quanto tempo avete iniziato la preparazione a questo festival? I ragazzi Juvan Pathmarajah, Federico Sperandeo e Roberto Tocco del liceo scientifico Albert Einstein hanno iniziato la preparazione al festival Sole Luna nel mese di gennaio intraprendendo un percorso sui diritti umani, che si è concluso con l’attività di volontariato al festival Sole Luna dal 2 all’8 luglio. Secondo voi questo festival può darvi nuove idee per il vostro futuro lavoro? I ragazzi hanno risposto in modo simile a questa domanda poiché, pur ritenendo il festival interessante, ritengono che non gli ha dato nuove idee per il loro futuro lavoro poiché è molto lontano dal loro indirizzo di scolastico. Perchè avete scelto questo festival come attività di alternanza scuola lavoro? Roberto Tocco tiene a puntualizzare che non hanno scelto loro il progetto ma è stato selezionata dalla scuola. Com'è stato rapportarsi con persone di altra lingua/cultura? Juvan risponde che grazie alle ottime nozioni linguistiche date dal liceo scientifico Albert Einstein è riuscito a comunicare in modo fluido e semplice con i turisti ospiti al festival e ritiene sia stato bello confrontarsi con loro. Cosa pensate dei film in concorso quest'anno? I ragazzi rispondono che i film mostrati duranti i giorni del festival sono stati tutti di notevole importanza poiché hanno affrontato tematiche contemporanee che hanno coinvolto loro anche emotivamente. Alessandro Billitteri e Marco Loriano
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