DIARIO DEL FESTIVAL- 05.07.2018- Tumarankè

Diario Del Festival
Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

TUMARANKE’

Percepire la realtà attraverso lo smartphone

Tumarankè in lingua bambara vuol dire “lasciare il proprio paese in cerca di un futuro migliore”. Tumarankè è un progetto di visual storytelling ideato da Camilla Paternò e Simona Coppini. Consiste nel documentare tramite lo smartphone la vita di giovani immigrati, che si integrano nella comunità Italiana. Il progetto è nato dall’idea di far raccontare dagli stessi giovani immigrati la loro storia e non farla narrare da altri, utilizzando il mezzo di comunicazione più comune tra i giovani: lo smartphone. Nonostante la loro “cupa” storia , i protagonisti trovano la forza e la volontà di raccontarla in modo giocoso e ciò contribuisce ad aiutarli ad iniziare una nuova vita in Italia, integrandosi nella comunità italiana.

Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno dei giovani migranti, Morr: un ragazzo di diciassette anni arrivato a Siracusa circa un anno fa dopo un lungo viaggio. Il suo passato difficile lo ha portato ad abbandonare il suo paese, poiché lì non avrebbe avuto alcuna prospettiva futura. Morr spiega che, nonostante la difficoltà della lingua Italiana e l’impossibilità di andare a scuola per mesi, con impegno  e dedizione, tramite il dialogo e l’ascolto, ha imparato la nuova lingua, migliorando di giorno in giorno. Nonostante la ricerca di un futuro migliore, Morr sente comunque la mancanza dell’affetto della sua famiglia, che non vede e non sente da molti anni, e del suo paese.IMG-20180706-WA0022

Usare lo smartphone lo ha portato ad amare tutto ciò che riguarda la ripresa ed i video. Morr ha imparato molto, non solo grazie alla scuola, ma anche grazie alla strada. Partecipando a questo progetto ha imparato come utilizzare lo smartphone per documentare la realtà circostante ed  ha potuto mettere da parte il suo passato e creare forti legami con le persone con cui ha lavorato, tanto da considerare tutti i ragazzi e collaboratori facenti parte del progetto, come una vera e propria famiglia con cui iniziare questo nuovo capitolo della sua vita.

Il tema trattato ci ha colpito sin da subito e per questo lo abbiamo scelto. Interagire con un ragazzo della nostra età, immigrato, che ci ha raccontato con semplicità la sua storia ci ha fatto rendere conto di quanto sia crudele e dura la realtà di questi coetanei.

Tumarankè invita gli spettatori a riflettere sulla realtà che ci circonda e di quanta forza di volontà abbiamo questi ragazzi nel cercare di crearsi un futuro migliore.

Irene Failla e Cristina La Torre

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