DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Una storia tira l’altra

UNA STORIA TIRA L’ALTRA

Intervista al regista e giurato Alessandro Negrini

Oggi vogliamo presentarvi uno dei componenti della giuria: Alessandro Negrini.
A lui piace definirsi “regista per errore” e il perché di questa definizione e la sua storia ci hanno incuriosito molto e ci teniamo a raccontarle anche a voi.
Il suo sogno era quello di diventare un poeta fin quando De Andrè, inconsapevole di tutto quello che avrebbe causato, in un’intervista disse che fino ai 20 anni tutti si sentono poeti ma dopo i 20 anni rimangono solo 2 categorie di scrittori: i poeti veri e i cretini.  Negrini, per paura di scivolare dritto dritto nella seconda categoria, si dedicò ad altre cose e nella sua vita fece diversi lavori. Per un po’ fece il bidello, lavorò anche in un circo e un giorno per casualità si ritrovò a girare un cortometraggio dal titolo “La casa delle frasi”, una vera e propria fiaba. Nel cortometraggio racconta di un senza tetto che trasformava una biblioteca nella propria casa e vieIMG-20180707-WA0019ne scoperto da un bambino. Entrambi scoprono che di notte le parole danzano. E fu proprio a partire da questa fortuita circostanza che iniziò la sua attività di regista.
Ha viaggiato in giro per l’Europa e per il mondo, e il viaggio che l’ha colpito di più fu quello in Malawi in cui è rimasto affascinato dalla strada, l’unico posto illuminato di notte dalle macchine che passano, che diviene una piazza in cui le persone vanno a parlare e raccontano le proprie storie: la strada è il loro bar.
Lui, per spiegare cosa si prova ad essere dalla parte di chi giudica, ritiene opportuno citare Marina Cvetaeva che dice che “oltre l’attrazione terrestre esiste l’attrazione celeste”, una spinta che va dal basso verso l’alto contro ogni logica, contro la gravità della vita che dice di rinunciare a sognare.
Quindi far parte della giuria gli ha fatto scoprire storie che vanno dal basso verso l’alto, storie che dicono che la dignità non la perderanno mai, storie che gli hanno fatto scoprire l’attrazione celeste.
Scegliere il vincitore è stato faticoso – dice lui – poiché ogni giurato aveva la propria idea su come dovesse essere un documentario: chi sosteneva che un documentario dovesse dare informazioni, chi che dovesse dare risposte, chi speranza, chi pensava che la speranza non fosse necessaria.
Lui ritiene che un film documentario debba richiamare la bellezza, anche la bellezza del male come dice Baudelaire nel libro “I fiori del male”: anche dal male nascono dei fiori.
I film che ha visto l’hanno arricchito molto, gli hanno fatto capire che alcune persone non vedranno mai la luce eppure i loro occhi sono vivi, pieni di voglia di resistere ma non vinceranno perché è scritto nella loro storia, ma come Don Chisciotte si rialzeranno sempre.
La sua idea di documentario è proprio questa, documentare “Don Chisciotte”, che perde sempre ma perdendo vincerà sempre.
Lui ha partecipato sia al festival di Treviso che a quello di Palermo e la differenza fondamentale che trova è il luogo.
Trova che Palermo sia come una cipolla, c’è sempre qualcosa da scoprire, un segreto in più  da svelare a differenza di Treviso che è apparentemente più esposta con i suoi palazzi più seri, più ordinati.
Ma l’energia dei due festival è la stessa, c’è la stessa voglia di raccontare l’attrazione celeste, raccontare piccole storie mai domate.
La sua storia ci ha convinto e spronato e speriamo sia così anche per voi.

Chiara Cassisi, Alessia Marzo

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