DIARIO DEL FESTIVAL-10/07/2019-LIBANO: UNA REALTÀ VOLATILE Intervista con Daniele Rugo

Diario Del Festival

Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  AU del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

 

LIBANO: UNA REALTÀ VOLATILE

Intervista con Daniele Rugo

 

Nella seconda parte della serata si è svolto, nella zona del giardino, l’incontro “Creare legami” in collaborazione con “Institut français Palermo”, dove è stato presentato il film “About a war” di Daniele Rugo e Abi Weaver.

Per la prima volta la guerra non viene raccontata dal punto di vista delle vittime, ma da ex combattenti.

Questo film tratta anche di violenza e cambiamento sociale.

Prima della visione del film abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Daniele Rugo e di fargli alcune domande:

“Perché hai deciso di trattare questo tema?”

D: “La decisione è nata dalla collaborazione di più persone: tra me, la coregista e una sociologa libanese. L’idea è stata di fare un film sulle ripercussioni della guerra, perché di solito i telegiornali si interessano a una guerra mentre succede e non anni dopo. Esemplare di molte guerre civili che si stanno svolgendo nel mondo è la Guerra Civile Libanese. L’idea era quella di usare il passato per parlare del presente.

“E’ stato difficile trattare il tema della guerra in Libia?”

D: “E’ stato molto difficile da molti punti di vista differenti: è difficile perché la realtà del Libano oggi è una realtà di equilibri molto fragili in cui il conflitto è possibile in qualsiasi momento. E’ difficile perché noi abbiamo deciso di non filmare le vittime ma tre combattenti, quindi con tre persone che hanno svolto un ruolo attivo e hanno commesso dei crimini.

“Quale difficoltà hai incontrato?”

D: “Le difficoltà sono state superate con molta preparazione cercando di capire con chi stai parlando, che cosa ti dirà e come puoi rispondere e allo stesso tempo non giudicando prima di aver ascoltato”.

“Te lo saresti mai aspettato di diventare regista?”

D: “E’ stato uno sviluppo abbastanza naturale. Il cinema per me è la forma di espressione che è più capace, allo stesso tempo, di essere estremamente semplice e leggibile ma anche profonda e complessa. Non conosco nessun’altra forma che ti permetta di fare allo stesso tempo qualcosa di estremamente comprensibile a tutti e di estremamente profondo, filosofico e difficile”.

Dopo l’intervista abbiamo avuto modo di assistere alla proiezione del film, di quest’ultimo ci ha colpito il fatto che la visione della guerra non era raccontata dalle vittime, ma da ex-combattenti che ci hanno permesso di avere una prospettiva differente rispetto a quello che siamo abituati a vedere.

Ringraziamo il regista per la sua disponibilità e attendiamo i suoi prossimi lavori.

Cillari Martina

Sciortino Viviana

Verdi Bruna

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