Diario Festival – Food for Life – No more excuses – Francesca Micele

  1. Theater of Life
  2. By Benedetta Baron Cardin(9)
  3. By Benedetta Baron Cardin (3)
  4. By Benedetta Baron Cardin (10)
  5. By Benedetta Baron Cardin (5)

Consigliamo come  sfondo: Like a Rolling Stone – Bob Dylan

No more excuses di Francesca Micele 

Con foto by Benedetta Baron Cardin 

 

«No more excuses» è la frase che campeggia sulla facciata laterale del refettorio Ambrosiano, costruito in uno dei quartieri più poveri di Milano. L’idea è di Massimo Bottura, chef visionario promotore di un progetto di «cucina sociale» documentato nel film di questa sera: Theater of life. La sfida è questa: utilizzare solo cibo scartato dalle cucine dell’Expo e preparare piatti gourmet per i senza tetto. Nella cucina di Chef Bottura c’è posto solo per scelte che vanno verso due direzioni: sostenibilità e accoglienza. Nel documentario lo vediamo spesso parlare in pubblico della sua iniziativa, siamo con lui mentre tenta di ispirare altri chef che poi vorranno seguirlo e quando  fa notare l’incongruenza tra lo slogan dell’Expo “Nutrire il Pianeta, energia per la vita” e la realtà dei fatti. Cosa significa veramente “Nutrire il Pianeta” quando lo stesso Expo si lascia alle spalle un’enorme quantità di materiali di scarto?Theater of Life

Basta scuse.

Oltre alla presentazione del progetto, si lascia ampio spazio al racconto delle storie dei fruitori del refettorio: la macchina da presa segue le loro vite travagliate sia dentro che fuori la mensa. Ognuno ci permette di entrare per qualche minuto nel suo mondo, nella sua condizione di continua instabilità.

Lo spettatore percepisce un senso di speranza presto deluso da un’impressione d’impotenza, sospira nell’aspettativa di una soluzione, tenta di convincersi che non stiamo solo cercando scuse. Con il pubblico si crea una forte empatia: vivere così non è dignitoso.

Il documentario termina sulle note di Like a Rolling Stone di Bob Dylan confermando nell’ animo dello spettatore sentimenti contrastanti: da un lato entusiasmo per la notizia che anche dopo l’Expo il refettorio è rimasto aperto e continua a regalare un pasto a chi ne ha bisogno, dall’altro amarezza per l’incapacità del progetto di andare incontro ai reali bisogni dei senza tetto. Ascoltando accuratamente le parole dei commensali, si sente qualcuno accennare sommessamente: “Pochi ma buoni!”. I grandi chef, forse, non hanno fatto fino in fondo i conti con le particolari esigenze dei commensali di cui devono prendersi cura; un uomo di cui sentiamo raccontare la storia, afferma di voler uscire dalla mensa per prendere un po’ d’aria, lì si sente un oggetto.

Si parla di Expo e di cucina sostenibile ma un senza tettoTheater of Life deve preoccuparsi di come trovare un posto dove passare l’inverno per non congelare.  Fare accoglienza non è affatto semplice: è necessario essere dotati di grande sensibilità per trattare con persone in difficoltà senza ledere la loro dignità e talvolta non è   sufficiente.

Ai collaboratori del progetto Theater for life rimane il merito di essere riusciti a regalare qualche ora di serenità a chi in fin dei conti non desidera altro.

Terminata la proiezione, per entrare nello spirito dell’iniziativa, il pubblico, ancora in cerca di risposte, viene invitato a un rinfresco preparato  con ingredienti di scarto. Tra un sorso di prosecco e apprezzamenti sul cibo ci si scambia opinioni sul film e si entra nel vivo del festival, pronti per assistere alla proiezione successiva.

By Benedetta Baron Cardin (10)

 

By Benedetta Baron Cardin(9)

Posted in:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *