#elgoogo project – Intervista a Gianni Massironi

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Il 16 novembre ho avuto il privilegio di intervistare il regista e produttore Gianni Massironi. Tra le tante prestigiose attività egli ha diretto e prodotto molti film e documentari per la RAI e ha lavorato con alcuni tra i più osannati maestri del cinema come Michelangelo Antonioni e Mark Peploe. È stato un onore poterlo incontrare per scoprire la sua opinione sul ruolo che giocano i media, cinema e televisione inclusi, nell’incitamento all’odio.
Alla mia domanda sul suo parere riguardo il discorso dell’odio, il Signor Massironi ha risposto affermando che si deve partire dal presupposto che i media comunicano un punto di vista. Lo spettatore deve essere consapevole che dietro ad ogni informazione trasmessa dai giornali, televisioni e canali web c’è sempre un ordine del giorno. Le persone possono essere manipolate da ogni tipo di piattaforma e la crescita esponenziale del discorso dell’odio nei social è un esempio allarmante del potere dei media.
Grazie alla sua esperienza e alla professionalità nell’uso del mezzo audiovisivo, ha esposto il tema della protezione dalle manipolazioni dei media attraverso un approccio originale. Questo approccio richiede all’utente di imparare ad usare “occhiali” speciali personalizzati di fronte all’informazione. Ha inoltre aggiunto che, siccome ci sono molti modi per avere controllo sul pubblico, è in realtà molto difficile e complesso capire il momento esatto in cui ci si interfaccia con notizie false e di incitamento all’odio.
Gianni Massironi, parlando da regista, ha affermato in modo paradossale che noi stiamo vivendo in un permanente “Truman show” dove gli spettatori sono protagonisti a cui non sono presentati i reali problemi della società che li circonda. Ha detto inoltre che i media dovrebbero essere onesti e dichiarare cosa stanno cercando di dimostrare, ma questa possibilità è solo un sogno.
È frequente che i media promuovano le distorsioni e mettano in risalto aspetti scandalosi specifici delle storie per riuscire a raggiungere un vasto pubblico. Di conseguenza, questo comportamento esalta e promuove l’incitamento all’odio invece di contrastarlo. Mostrare comportamenti distorti e che incitano all’odio è una pratica che esalta e glorifica atti illeciti e che potrebbe invitare e incoraggiare le persone ad imitare tali crimini.

Ha anche menzionato il grosso problema che si crea quando si classificano gruppi di persone trasformandoli in meri stereotipi e di conseguenza possibili vittime di discorsi d’odio. Nell’affrontare questo problema, Massironi ha spiegato con un esempio come i media potrebbero smantellare gli stereotipi e, allo stesso tempo, suggerire un buon comportamento agli spettatori.
Ecco l’esempio: immaginiamo che un individuo abbia fatto un’osservazione discriminatoria sulle persone disabili. Questa osservazione potrebbe provocare violenza e danneggiare l’integrità delle comunità. I media non dovrebbero promuovere questo episodio, ma offrire una visione positiva delle vittime, per esempio attraverso la produzione di un breve video clip realizzato dalle persone disabili. Ciò dimostrerebbe che, nosnostante le loro difficoltà, le persone con disabilità possono ridere e divertirsi e possono anche essere creative come qualsiasi altro essere umano. Questo sì, sarebbe vero contrasto all’odio! Tuttavia, ha sottolineato che ciò accade raramente; ancora è comune voler porre l’accento sulle notizie negative per attirare l’attenzione.

Quello che ho imparato da questa conversazione è che è estremamente importante essere consapevoli del proprio punto di vista quando si è di fronte all’informazione che proviene dalle piattaforme multimediali. Dobbiamo decidere quali “occhiali” usare per non cadere nella trappola.

Come dice il proverbio, bisogna prendere tutto “Cum grano salis”.

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