#elgoogo project – Intervista a Générose Musemena

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Ecco una breve intervista con Générose Musemena, una ragazza di 21 anni con un master in Strategic Management della School of Management di Rotterdam. L’obiettivo era scoprire come alcuni Millennials usino internet e il loro punto di vista sull’hate speech online.

1. Ogni giorno quanto tempo trascorri su Internet?
Ogni giorno, trascorro un massimo di 5 ore su Internet.

2. Per cosa usi Internet?
Uso Internet per guardare serie tv e film, ascoltare musica ma anche per rimanere aggiornata sulle notizie internazionali.

3. Perché pensi che l’incitamento all’odio online stia diventando sempre più un problema globale?
Perché le persone di tutto il mondo sono tristi e hanno bisogno di trovare un modo per diffondere il loro malessere emotivo.

4. Con quale frequenza vedi commenti che incitano all’odio o post che promuovono la violenza?
Blocco un sacco di contenuti indesiderati sul mio browser e questo mi consente di accedere solo ai contenuti che scelgo di guardare. I discorsi di incitamento all’odio si trovano spesso nelle sezioni dei commenti dei video che guardo su youtube. Tuttavia, non leggo i commenti, perché non voglio imbattermi in opinioni stupide e senza senso.

5. Come pensi che possiamo mantenere un giusto equilibrio nella libertà di espressione quando abbiamo a che fare con l’incitamento all’odio?
Sbarazzandoci dei profili anonimi. Di solito le persone si nascondono dietro profili anonimi, poiché non devono preoccuparsi di essere riconosciuti dagli altri. Alcune persone che diffondono discorsi di incitamento all’odio online hanno troppa paura di affrontare lo stesso discorso nella vita reale. Le persone dovrebbero identificarsi con il loro vero nome e forse anche con il loro codice fiscale. Devono prendersi la responsabilità delle loro opinioni. Penso che potremmo rimanere sorpresi dalla riduzione dei discorsi di incitamento all’odio visto che la maggior parte delle persone è codarda e non vuole fare brutta figura di fronte ai propri pari nella vita reale.

6. Come pensi che possiamo garantire che la libertà di espressione non venga utilizzata per giustificare l’incitamento all’odio?
Definendo chiaramente cosa sia un discorso che incita all’odio, magari in modo che qualsiasi contenuto che rientri nella definizione possa essere bloccato.

7. Qual è secondo te la più grande sfida nell’affrontare l’incitamento all’odio?
La più grande sfida sarebbe rendere impossibile comunicare con chi incita all’odio. Il più delle volte si tratta individui deliranti.

8. C’è qualche soluzione a questo problema?
Io non credo. Penso che molti di loro siano una causa persa e siano estremisti. L’unica possibilità che abbiamo è quella di educare i giovani che hanno una mentalità aperta e sono pronti ad accogliere diversi punti di vista. Bisogna andare nelle scuole e concentrarsi sui più giovani.

9. Ci sono degli ostacoli nell’implementazione della tua campagna di counter speech?
I bambini con genitori che incitano all’odio potrebbero non voler accogliere il messaggio di pace.

10. Pensi che con delle leggi si possa affrontare questo problema in modo efficace?
No. Il problema è legato al modo in cui le persone sono state istruite. Una legge non cambierebbe le cose. I regolamenti che puniscono seriamente le persone che diffondono l’hate speech possono funzionare a breve termine, ma queste persone non cambieranno i loro valori. Andranno solo a peggiorare.

11. In quanto persona cresciuta nell’era della tecnologia, come pensi che dovrebbe essere affrontato l’incitamento all’odio?
Penso che nessuna politica possa affrontare il problema dell’odio razziale. I governi devono andare alla fonte: il modo in cui le persone sono state educate. Sfortunatamente, nessuno è disposto a spendere tempo e denaro per ridefinire i valori delle persone in quanto ciò richiede anni e molti sforzi.

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