GAP. Graffiti Art In Prison
regia / directed by Chiara Agnello
fotografia / photography Maura Morales Bergman
montaggio / editing Riccardo Cannella
produzione / production Sistema Museale d’Ateneo, Università degli Studi di Palermo,
cofinanziato Erasmus+ GAP “Graffiti Art in Prison” 2020-1-IT02-KA203-080009
Italia 2023, 60′, italiano
incontro e proiezione / meeting and screening
in collaborazione con / in collaboration with Sistema Museale d’Ateneo dell’Università degli Studi di Palermo
intervengono / speakers Chiara Agnello, Laura Barreca, Gabriella Cianciolo, Paolo Inglese, Massimo Midiri
GAP. Graffiti Art In Prison, commissionato nell’ambito del progetto europeo Erasmus+ (Strategic Partnerships for Higher Education) realizzato dal Sistema Museale d’Ateneo dell’Università degli Studi di Palermo, in partnership con Kunsthistorische Institut in Florenz – Max-Planck – Institut, Università di Colonia, Dams dell’Università degli Studi di Palermo, Università di Saragozza e Accademia di Arte e Design – Abadir di Catania, col patrocinio del Ministero della Giustizia, DAP – Dipartimento Amministrazione Penitenziaria e del Ministero della Cultura, il supporto dell’Università di Colonia e la mediapartnership di SkyArte.
Il documentario segue le storie delle artiste e artisti coinvolti nel progetto GAP. Graffiti Art In Prison, insieme a dottorandi e detenute e detenuti delle carceri del Pagliarelli, Ucciardone, Malaspina a Palermo, e di Sollicciano a Firenze, durante i workshop tenuti nel corso del 2022 negli istituti penitenziari.
Attraverso queste interazioni è emerso il valore del gesto condiviso, della creatività a servizio della comunicazione fra mondi apparentemente lontani, fra essere umani con origini e vissuti diversi, che riescono a stabilire una relazione fondata sulla consapevolezza che l’arte può rappresentare lo strumento più efficace per superare barriere e preconcetti che l’immaginario collettivo attribuisce al contesto carcerario.
Il lavoro documenta inoltre la genesi e lo sviluppo del progetto GAP, nei suoi risvolti scientifici, artistici e sociali, e nella proposizione di un nuovo modo di ripensare l’insegnamento universitario, fondato su forme alternative di conoscenza e studio, attraverso un approccio empatico e aperto al coinvolgimento di altre realtà, con l’obiettivo di sollecitare la partecipazione all’interno di nuove dinamiche inclusive verso chi vive in condizioni di deprivazione e disagio.