Le arti in festival

Rinegoziare le identità: Video Art a Sole Luna
/ Renegotiating Identities: Video Art at Sole Luna

a cura di Sofia Gotti / curated by Sofia Gotti

Melilli_The fourth day of schoolMigrazione, (trans-)nazionalismo ed esilio sono temi centrali che caratterizzano le politiche dell’identità nell’era dell’Antropocene, l’attuale era geologica nella quale l’homo sapiens è in grado di alterare l’equilibrio biologico planetario. Mentre in passato gli esseri umani si spostavano seguendo il corso degli eventi naturali, oggi ci spostiamo e riadattiamo in risposta alle guerre, alle persecuzioni, alla creazione e alla distruzione degli stati nazione, e specialmente al profitto. Nel contesto della missione del Festival Sole Luna, la sezione di Video Art vuole gettare luce su come gli artisti riconciliano le proprie soggettività all’interno di un ambiente costantemente in trasformazione. I lavori selezionati considerano come i costrutti sociali artificiali – dall’idea di nazionalità a quella di genere – informano percorsi di inclusione/marginalizzazione e forniscono linee guida inadeguate alla definizione e al consolidamento delle identità.
Marina Gržinić & Aina Šmid ci proiettano in un vortice di immagini confuse che cattura la crisi dell’identità catalizzata dal collasso della Yugoslavia e dai conflitti che ne sono seguiti. Donna Haraway invita a immaginare strutture sociali libere da definizioni binarie e gerarchie. Juan Downey fa un resoconto dei suoi viaggi attraverso il Sud America, in cerca di un’identità continentale attraverso le tribù amazzoniche. Regina José Galindo riflette sui territori e sull’appartenenza chiedendo ai migranti, letteralmente, di radicarsi scavando nella terra dell’Orto botanico di Palermo. Infine, Zineb Sedira porta in primo piano l’esperienza del viaggio condiviso per rivelare gli effetti insondabili della migrazione. In questa sezione si evidenzia la giovane artista Martina Melilli, il cui lavoro esamina la storia poco nota degli italiani nati in Libia ed espulsi dal paese dal regime di Gheddafi nel 1969, in quanto membri di un gruppo di invasori coloniali. L’osservare come questo gruppo fosse considerato straniero sia nel proprio luogo di nascita che nella presunta madrepatria, permette di problematizzare le possibili conseguenze insite nel reclamare un’identità univoca. Il lavoro di Melilli, insieme agli altri presentati, ci esorta a ripensare la comprensione delle classificazioni identitarie, siano esse geografiche, ‘razziali’ o di genere.


Crossfade spazio sonoro / sonic environment
di / by Davide Cairo & Francesco Novara

CRF_Crossfade_Deliverable_Logo-03Crossfade spazio sonoro è un ambiente musicale pensato per gli spazi del festival e realizzato dai musicisti Davide Cairo e Francesco Novara dello Studio Crossfade. Ospiti del festival per una residenza artistica, presenteranno un prodotto sonoro dedicato ai temi del Mediterraneo, del viaggio e dell’incontro tra oriente ed occidente. Giovanni Verga ha scritto: «Il mare non ha paese […], ed è di tutti quelli che lo stanno ad ascoltare, di qua e di là dove nasce e muore il sole». Del mare spesso si contempla la bellezza e l’immensità ma le parole di Verga parlano di ascolto. Ascoltare il mare significa lasciarsi trasportare dal suono dei popoli e delle terre che lambisce, esplorarle ad occhi chiusi dimenticando i confini. Questo spazio sonoro è come un racconto, un viaggio senza una rotta precisa. È un collage di suggestioni, storie e vite raccolte per narrare una storia che si perde nella notte dei tempi e disegna una trama intricata e al contempo familiare perché parla di noi.


Il sacro degli altri. Culti e pratiche rituali dei migranti in Sicilia
/ The sacred of the others. Cults and ritual practices of migrants in Sicily mostra fotografica

/ photography exhibition di / by Attilio Russo & Giuseppe Muccio

Sacro degli altri in collaborazione con la Fondazione Ignazio Buttitta e con l’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Museo Internazionale delle Marionette Antonio Pasqualino / in partnership with the Ignazio Buttitta Foundation and the Association for the Conservation of Folk Traditions Antonio Pasqualino International Puppet Museum

a cura di / exhibition set up by Gabriella D’Agostino

catalogo a cura di / catalogue edited by Gabriella D’Agostino Edizioni Museo Pasqualino, Mostre – Nuova serie, n. 1, Palermo 2018.

La mostra propone una serie di straordinarie immagini che documentano la variegata fenomenologia dei culti delle comunità di migranti che, per varie ragioni e in tempi diversi, si sono stanziate in Sicilia arricchendone il panorama demografico e culturale. Autori delle immagini sono il messinese Attilio Russo e il siracusano Giuseppe Muccio, da decenni impegnati nella documentazione delle feste religiose e delle pratiche cultuali siciliane. Attraverso questo originale portfolio essi ci offrono una dimostrazione tangibile di come il nostro territorio sia divenuto spazio di pratiche sacrali e di atti di interlocuzione con la divinità assai distanti, per forma per contenuti, dalle “nostre” fedi e dalle “nostre tradizioni religiose”. Lo fanno con uno sguardo antropologico cui sono sottese un’umana partecipazione, una lucida comprensione delle culture tutte, la cui mirabile varietà non viene mai avvertita come un problema quanto piuttosto come un arricchimento. Queste immagini sollecitano una sommessa riflessione sull’alterità umana e culturale: la diversità degli altri è tale perché la storia dei diversi da noi ha preso altre traiettorie rispetto alla nostra. Ma tutte queste storie diverse sono ciò che fa la bellezza, la varietà e la ricchezza del nostro pianeta. Non esiste la barbarie. Barbaro è chi crede nella barbarie degli altri prima ancora di averli incontrati e “sperimentati”. Dunque, gli unici barbari sono coloro che ancora guardano con sospetto, paura, avversione chiunque non abbia la propria pelle, le proprie abitudini, i propri culti. Anche se ciascuna fede può legittimamente rivendicare per sé, e per sé sola, l’esclusiva detenzione della Verità, dobbiamo essere consapevoli che tale posizione conduce fatalmente a quell’integralismo che ha insanguinato e continua ad insanguinare il nostro tempo. Ciò non significa abdicare alla propria fede abbracciando un asettico relativismo, quanto piuttosto sforzarsi di leggere i semi di verità presenti in ogni tradizione religiosa, la quale però per essere credibile non può che prendere le distanze da qualunque tentazione integralista, atteggiamento quest’ultimo che – a ben vedere – si rivela sempre non essere altro in realtà che una strumentalizzazione del sacro per fini di potere o di denaro (l’eterno “sterco del demonio”). (Sergio Todesco)


Auto da fé
mostra e performance di disegno
/ drawing exhibition and performance

di / by Gianluca Costantini

Auto da féa cura di / curated by Elettra Stamboulis
Carceri dell’Inquisizione, Steri / Prisons of the Inquisition at Steri

Per tre giorni durante gli orari di apertura al pubblico l’artista si insedierà all’interno delle celle dell’Inquisizione di Palazzo Steri per un’azione di disegno in diretta. Il progetto è ispirato all’unico romanzo di Elias Canetti, premio Nobel 1981 Auto da fé. Si tratta di una performance live di disegno dell’artista che si interfaccerà anche con il pubblico. Palazzo Chiaramonte – Steri diventerà per tre giorni un altoparlante visivo. Le storie e le parole di chi è detenuto ingiustamente risuoneranno attraverso il profilo Twitter dell’Artista, seguito da 60.000 persone, ma prenderanno forma anche in oggetti visibili e presenti in una mostra che si creerà in diretta. Un solitario disegnatore, detenuto volontariamente nello spazio oggi rimodulato, che raccoglie come un’antenna le voci di coloro a cui è stata tolta la voce e la traduce in disegno, riconsegnandola a tutti e permettendone la diffusione. I disegni comporranno una mostra esposta nei corridoi d’accesso alle celle che sarà divisa in tre capitoli: “Testa senza mondo” / “Mondo senza testa” / “Il mondo nella testa”. Accanto ad ogni immagine una citazione tratta dal romanzo decontestualizzerà l’immagine stessa, creando una narrazione a sé stante. Il lavoro completo sarà in seguito raccolto in un catalogo virtuale o cartaceo.

Gianluca Costantini

Gianluca Costantini (Ravenna, 1971) ha esposto in svariati musei e gallerie internazionali: Lazarides Gallery, Londra (2009), Salon du dessin contemporain, Carrousel du Louvre, Parigi (2010), Dox Centre for Contemporary Art, Praga, Museum of Graphic Humor Diogenes Taborda, Buenos Aires (2014). In Italia i suoi disegni sono stati esposti insieme alle opere di Alighiero Boetti al Museo di Arte Contemporanea di Lissone (2013) e hanno partecipato a grandi installazioni e progetti tematici come alla Galleria D406 di Modena e al Centro Arti Opificio Siri di Terni. Come graphic journalist ha tenuto una conferenza all’Ars Electronic Center di Linz (2009) e ha partecipato al Festival dei Diritti Umani di Lugano (2015). Con lui il disegno diventa anche arte performativa in un magico dialogo tra differenti linguaggi e storie, come con Hanif Kureishi al Teatro Alighieri in Ravenna (2011), e con Emidio Clementi, cantante e bassista di Massimo Volume a Modena.