DIARIO DEL FESTIVAL- 07.07.2018- L’ addetta all’ufficio stampa nazionale di Sole Luna

Diario Del Festival
Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

L' addetta all'ufficio stampa nazionale di Sole Luna

Intervista a Francesca Rossini

La sera del 7 luglio 2018 ha rilasciato un'intervista dove parla del suo ambiente lavorativo e di come funziona. Francesca Rossini dell’ufficio stampa Laboratorio delle Parole lo descrive come un lavoro istruttivo, interessante, vario ma faticoso e privo di orari costanti. L’addetta stampa ha subito puntualizzato che nell'ambito giornalistico è fondamentale stare attenti ai dati che si raccolgono e che successivamente vengono pubblicati poiché, in caso di mancata autorizzazione del trattamento di dati personali, quali foto, video, audio etc. si potrebbe incorrere in spiacevoli problemi legali. Alla domanda su quali attività si svolgono all'interno di un ufficio stampa, Francesca ci spiega che ciò che viene maggiormente utilizzati è il comunicato stampa, un testo che si differenzia da un saggio e da un articolo, e che ha una sua struttura precisa: deve essere breve e deve affrontare tutte le tematiche di interesse in maniera puntuale. Importante è anche il titolo del comunicato che deve essere di massimo due righe e catturare l'attenzione dei lettori.IMG-20180708-WA0015 Alla domanda di quale fosse la differenza fra ufficio stampa nazionale e ufficio stampa locale Francesca riferisce che cambia sicuramente la modalità di selezione delle notizie: la stampa Nazionale e quella Locale hanno compiti differenti, mentre la stampa locale si occupa di testate o media che trattano di un territorio ben definito e ristretto, invece la stampa nazionale si occupa delle testate di settore e di alcune testate specifiche. L'intervista è stata piacevole e Francesca Rossini è stata più che gentile e cordiale oltre che molto precisa. Articolo a cura di Alessandro Billitteri e Cristina La Torre
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DIARIO DEL FESTIVAL- 07.07.2018- Natura ed inquinamento al festival

 
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Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo 

NATURA ED INQUINAMENTO AL FESTIVAL Maredolce - La Favara e chi ha reso grande questo posto

Durante la sesta giornata del Sole Luna doc Film Festival abbiamo affrontato il tema della natura e dell'inquinamento tramite la visione del documentario "Maredolce - La Favara". Quest’ultimo è prodotto dalla Fondazione Benetton Studi Ricerche, un istituto culturale che si occupa degli studi sui paesaggi e sui beni culturali. Maredolce-La Favara è un film documentario che vive attraverso le testimonianze di persone che presentano un futuro possibile in bilico tra passato e presente, tra paesaggio ed arte. Esso tratta di un luogo che è sopravvissuto al processo che ha mutato la Palermo arabo-normanna nella città della speculazione edilizia: la Conca d'Oro. Il progetto di riqualificazione di questo luogo ha vinto nel 2015 il “Premio Internazionale Carlo Scarpa per il giardino”. Il suddetto premiIMG-20180708-WA0026o è nato nel 1990 con lo scopo di premiare e valorizzare i paesaggi storici, anche non troppo conosciuti, significativi per un determinato luogo. Noi riteniamo che questo aspetto sia particolarmente rilevante perché il premio cerca di far rivivere luoghi che sembrano abbandonati, ma che invece hanno dietro una storia che è andata persa e che vale la pena ricordare. Dopo la vincita del premio la Fondazione ha deciso di realizzare un documentario per raccontare questo luogo. Grazie alla sua forte propensione verso l’ambito sociale e culturale, il regista del documentario, Davide Gambino, è riuscito a descrivere un luogo storicamente fondamentale per la città di Palermo e a narrare la storia di un posto pieno di sapere. Secondo noi, il progetto è molto interessante ed importante poiché è fondamentale che vi sia manutenzione e salvaguardia per i luoghi che hanno fatto parte e che continuano a fare parte della storia della nostra terra e della nostra città e, soprattutto, che la gente ne abbia conoscenza. Irene Failla, Elisabeth Lo Giudice e Andrea Vitale
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Tutti i vincitori del Sole Luna Doc Film Festival 2018

SOLE LUNA AWARDS / GIURIA INTERNAZIONALE Miglior Documentario Strike a Rock, Aliki Saragas STRIKE A ROCK è l’esempio straordinario di come una “rivoluzione” possa essere avviata non soltanto dai giovani ma da due nonne. Una lotta per la giustizia, potente e stimolante, portata avanti con ogni mezzo. Le due nonne sono determinate, continuano a provarci anche se nel corso della loro vita hanno dovuto affrontare molte delusioni. Non si arrendono! Strike A Rock - Official Trailer 2017 from Elafos Productions/Aliki Saragas on Vimeo.
Menzione per miglior regia Boli Bana, Simon Coulibaly Gillard Per la capacità del regista di raccontare come in un sogno, un territorio interiore che mescola natura umana, animali, rituali e tradizioni. BOLI BANA - Trailer/Bande annonce from Grenade on Vimeo.
Menzione per miglior fotografia MA'OHI NUI, in the heart of the ocean my country lies, Annick Ghijzelings Per l'affascinante paesaggio e la capacità di mettere in contrasto le belle immagini e il movimento fluido della telecamera con il contenuto drammatico che riguarda la manipolazione a cui è stata sottoposta la popolazione locale da parte dalle autorità francesi nella sperimentazione della bomba atomica in quella parte dell'Oceano Pacifico. MA'OHI NUI, in the heart of the ocean my country lies - TRAILER from Centre de l'Audiovisuel à Bxl on Vimeo.
Menzione per miglior montaggio Sea of Sorrow - Sea of hope, Estephan Wagner, Marianne Hougen-Moraga Per la capacità di mettere in forma non solo le immagini, ma soprattutto i sentimenti dei personaggi presentati nella storia. Los Ofendidos, Marcela Zamora Per la capacità di usare materiali storici portando il pubblico vicino agli eventi quei giorni. Trailer documental "Los Ofendidos" de Marcela Zamora from Kino Glaz on Vimeo. Menzione per documentario più innovativo Solo for one Hand, Pavel Jurda Per la varietà dei diversi elementi cinematografici e il modo originale in cui la storia è narrata.
Menzione per miglior corto Terraform, Van Der Woerd, Jorik Dozy Per il modo molto semplice, diretto ma estremamente potente di trasmettere la storia e mettere il pubblico emotivamente in connessione con gli eventi presentati. Particolarmente sorprendente è la scelta di una prospettiva davvero unica che allarga la percezione e la capacità di dire così tanto in così poco tempo. terraform
PREMIO SOLE LUNA UN PONTE TRA LE CULURE Salto, Maryam Haddadi Il premio a SALTO è il tributo a chi ha avuto la forza e la determinazione di fare una denuncia importante e coraggiosa. – così motiva il premio Lucia Gotti Vetnurato – Zahra Hosseinzadeh potrebbe essere la Pellegrini nel mondo occidentale, ma il destino di nascita l’ha penalizzata, oscurandola. Sole Luna con questo premio vuole gettare un ponte virtuale di solidarietà e vuole dare enfasi alla prigionia che provoca il fondamentalismo di qualsiasi genere esso sia. Middle Eastern Dramatic Shorts 7:00pm Wed Mar 28 FilmFest52 At The Bethel Cinema from Thomas Carruthers on Vimeo.
PREMIO GIURIA NUOVI ITALIANI La Giuria speciale “I nuovi italiani” per la sezione Corti del Sole Luna Doc Film Festival XIII edizione premia ad ex aequo: One minute, Dina Naser One minute, è ambientato a Gaza durante una operazione militare lanciata da Israele come rappresaglia in seguito al lancio di alcuni razzi da parte di Hamas. Il video suscita con la forza delle immagini e dei dialoghi grandi emozioni ed è capace di rappresentare, fino a farla vivere ad ognuno, la paura della piccola protagonista per il futuro incerto e forse drammatico che la aspetta. La maggior parte delle immagini sono girate al buio, oscurità che suscita panico e disorientamento con ripetuti intervalli di silenzio spezzati dalle sparatorie. Particolarmente importante è il contrasto fra la realtà drammatica esterna e la calma con cui la madre tranquillizza la figlia e cerca di tenere fuori il mondo per evitare che sconvolga la vita della bambina. Questa è una pratica reale in tante situazioni di guerra e di conflitto in cui la musica e il gioco sono di fondamentale importanza per continuare a vivere e soprattutto per evitare che i bambini vengano travolti dall’angoscia e dal panico. Trailer - One Minute from Dina Naser on Vimeo. Terraform, Van Der Woerd, Jorik Dozy Terraform, per la forza delle immagini con cui si rappresenta il terribile lavoro nelle miniere di zolfo e dei sacrifici dei genitori che tentano di evitare ai propri figli un futuro eguale alla loro vita. A differenza degli altri video, l’emozione e il messaggio emergono non grazie ai suoni e alle parole ma il tutto è lasciato alla forza delle immagini che ci fanno vivere quella povertà materiale che spinge l’essere umano a sacrificarsi pur di fare sopravvivere le persone care mettendo ogni giorno a rischio la propria salute respirando zolfo e aria fortemente tossica. Le lacrime e il sudore dei protagonisti restano attaccati addosso per giorni insieme alla scena finale della famiglia del protagonista sospesa in aria. terraform Menzione speciale della giuria "Nuovi Italiani" Thr european dream: Serbia, Jaime Alekos Per la capacità di raccontare l’esperienza di chi ha lasciato la propria terra per necessità, la violenza gratuita di uomini in divisa che considerano altri uomini come animali, la disperazione di non riuscire ad andare più né avanti né indietro, bloccati in un paese dell’Europa dell’Est e di vedere infranto forse definitivamente quel sogno europeo che li aveva spinti ad affrontare indicibili sofferenze e privazioni. THE EUROPEAN DREAM: SERBIA (Trailer) from Jaime Alekos on Vimeo.
PREMIO GIURIA STUDENTI LICEALI I membri della Giuria speciale, composta da studentesse e dagli studenti del Liceo Scientifico Statale Albert Einstein di Palermo e dell’Istituto di Istruzione Superiore Santoni-Gambacorti di Pisa, decretano quale miglior documentario della sezione Human Rights della XIII edizione del Sole Luna Doc Film Festival: Sea of Sorrow, Sea of Hope, Marianne Hougen Moraga, Estephan Wagner • Per la chiara testimonianza che il documentario offre sul complesso e drammatico fenomeno della migrazione oggi. • Per la superba capacità del regista di raccontare e testimoniare la storia della protagonista, sottolineando sia l'aspetto socio-antropologico e politico di una migrazione forzata in cerca di sicurezza per sé e per i propri figli, sia l'aspetto intimo, esistenziale intriso di dolore e speranza caratterizzante il rapporto madre-figli • Per la splendida sceneggiatura, per il montaggio efficace e lineare attraverso i quali i registi sono riusciti a creare una forte empatia tra la protagonista del film e gli spettatori • Per la capacità di raccontare in modo coinvolgente e sotto prospettive culturali diverse il fenomeno della migrazione, sottolineandone le implicazioni per chi sceglie di partire e per chi accoglie e costringendo lo spettatore a interrogarsi sul proprio ruolo in quanto cittadino del mondo globale • Per la travolgente tenacia con cui è presentata la lotta di Manal per porre in salvo se stessa e i propri figli • Per la potenza narrativa del messaggio con il quale si raccontano agli spettatori i rischi, le paure, le speranze, il dolore connessi al fenomeno migratorio attraverso un documentario tanto breve quanto intenso. I membri della Giuria speciale attribuiscono una menzione speciale al documentario: Shootball, Fèlix Colomer • Per l'originalità della scelta narrativa dell'intero documentario, in grado di coinvolgere lo spettatore in una vera e propria storia di giornalismo di inchiesta • Per la delicatezza dei temi affrontati, presentati con la forza della denuncia e il rispetto delle storie delle vittime coinvolte • Per la capacità del regista di farsi anche soggetto coinvolto all'interno del documentario, sottolineando così l'importanza del prendere parte attiva e dello schierarsi moralmente e politicamente rispetto agli eventi della propria comunità • Per il rigore analitico della denuncia sociale portato avanti nel documentario Per la capacità di dare voce a tutti i protagonisti, facendo entrare lo spettatore a contatto col mondo di chi ha subito ingiustificabili violenze sessuali e col mondo contraddittorio, e a tratti incomprensibile, dei violentatori, rendendo la rappresentazione complessa e magmatica così com’ è il reale. Per la forza morale del regista e del padre manifestata nella scelta di lottare in maniera non violenta ma determinata per i diritti delle vittime della pedofilia. Sottolineando come il passato, soprattutto nelle sue zone d’ombra, vada affrontato individualmente e collettivamente senza revisionismi e omertà.
AUDIENCE AWARD Singing with angry birds, Hyewon Jee
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DIARIO DEL FESTIVAL- 07.07.2018- CINEMA GRATTACIELO

CINEMA GRATTACIELO

Le forme del documentario contemporaneo

Al festival SoleLuna è stato presentato “Cinema Grattacielo” una riflessione autobiografica che si interroga, con un documentario, sulle forme del documentario contemporaneo. A causa dell’assenza del regista il film viene presentato dal professore Andrea Rabbito collega universitario del regista venuto al festival in veste di studioso che ha analizzato il film in tutti i suoi aspetti, trovandolo  molto profondo e interessante e notando come riesce ad offrire una lettura metalinguistica sul linguaggio IMG-20180708-WA0012cinematografico. Il professore fa notare la bravura del regista nel saper offrire, durante il suo film, una analisi molto interessante, che in un primo momento è basata su se stesso e che viene espressa con una voce over che è quella del regista, L’opera quindi può essere vista nell’ottica di un diario intimo, personale. La particolarità del regista, che si nota nella rappresentazione della sua vita intima all’interno del film, è quella di non mettere mai dei filtri, permettendo così di far entrare lo spettatore in una sfera molto privata della sua vita . La potenza di questo film si nota in primis nel riuscire a far entrare lo spettatore nella vita di Marco Bertozzi e poi a farlo entrare ancora di più nella vita del cinema e del funzionamento del linguaggio audiovisivo. E’ attraverso la vita del grattacielo che Bertozzi dispiega la sua capacità di analisi del mondo con una visione che non è mai d’insieme ma rimane sempre parziale. Marco Loriano, Ester Carollo  
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Una storia tira l’altra

UNA STORIA TIRA L’ALTRA

Intervista al regista e giurato Alessandro Negrini

Oggi vogliamo presentarvi uno dei componenti della giuria: Alessandro Negrini. A lui piace definirsi “regista per errore” e il perché di questa definizione e la sua storia ci hanno incuriosito molto e ci teniamo a raccontarle anche a voi. Il suo sogno era quello di diventare un poeta fin quando De Andrè, inconsapevole di tutto quello che avrebbe causato, in un’intervista disse che fino ai 20 anni tutti si sentono poeti ma dopo i 20 anni rimangono solo 2 categorie di scrittori: i poeti veri e i cretini.  Negrini, per paura di scivolare dritto dritto nella seconda categoria, si dedicò ad altre cose e nella sua vita fece diversi lavori. Per un po’ fece il bidello, lavorò anche in un circo e un giorno per casualità si ritrovò a girare un cortometraggio dal titolo “La casa delle frasi”, una vera e propria fiaba. Nel cortometraggio racconta di un senza tetto che trasformava una biblioteca nella propria casa e vieIMG-20180707-WA0019ne scoperto da un bambino. Entrambi scoprono che di notte le parole danzano. E fu proprio a partire da questa fortuita circostanza che iniziò la sua attività di regista. Ha viaggiato in giro per l’Europa e per il mondo, e il viaggio che l’ha colpito di più fu quello in Malawi in cui è rimasto affascinato dalla strada, l’unico posto illuminato di notte dalle macchine che passano, che diviene una piazza in cui le persone vanno a parlare e raccontano le proprie storie: la strada è il loro bar. Lui, per spiegare cosa si prova ad essere dalla parte di chi giudica, ritiene opportuno citare Marina Cvetaeva che dice che “oltre l’attrazione terrestre esiste l’attrazione celeste”, una spinta che va dal basso verso l’alto contro ogni logica, contro la gravità della vita che dice di rinunciare a sognare. Quindi far parte della giuria gli ha fatto scoprire storie che vanno dal basso verso l’alto, storie che dicono che la dignità non la perderanno mai, storie che gli hanno fatto scoprire l’attrazione celeste. Scegliere il vincitore è stato faticoso - dice lui – poiché ogni giurato aveva la propria idea su come dovesse essere un documentario: chi sosteneva che un documentario dovesse dare informazioni, chi che dovesse dare risposte, chi speranza, chi pensava che la speranza non fosse necessaria. Lui ritiene che un film documentario debba richiamare la bellezza, anche la bellezza del male come dice Baudelaire nel libro “I fiori del male”: anche dal male nascono dei fiori. I film che ha visto l’hanno arricchito molto, gli hanno fatto capire che alcune persone non vedranno mai la luce eppure i loro occhi sono vivi, pieni di voglia di resistere ma non vinceranno perché è scritto nella loro storia, ma come Don Chisciotte si rialzeranno sempre. La sua idea di documentario è proprio questa, documentare “Don Chisciotte”, che perde sempre ma perdendo vincerà sempre. Lui ha partecipato sia al festival di Treviso che a quello di Palermo e la differenza fondamentale che trova è il luogo. Trova che Palermo sia come una cipolla, c’è sempre qualcosa da scoprire, un segreto in più  da svelare a differenza di Treviso che è apparentemente più esposta con i suoi palazzi più seri, più ordinati. Ma l’energia dei due festival è la stessa, c’è la stessa voglia di raccontare l’attrazione celeste, raccontare piccole storie mai domate. La sua storia ci ha convinto e spronato e speriamo sia così anche per voi. Chiara Cassisi, Alessia Marzo
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Il Fai

IL FAI

Faccia a faccia con i giovani

Nella quinta giornata del festival abbiamo avuto la possibilità di  intervistare alcuni volontari del FAI (fondo ambiente italiano) e di porgli qualche domanda sulle attività che svolgono e sui luoghi in cui le svolgono. <<Cosa ne pensate di questo luogo?>> <<Magico. E’ un luogo che raccoglie tante storie felici e non. Ha una complessa struttura architettonica, la cui costruzione iniziò intorno al 1506. I lavori andarono avanti per parecchi anni. Nel 1582 divenne un teatro, ma la peste del 1624 impose la trasformazione della chiesa in un “lazzaretto”. La struttura, nel 1888, passò in carico all’Ospedale Civico, che lo ha detenuto fino al 1986. Nel secondo dopoguerra, una parte della struttura, è stata utilizzata dal Comune come deposito. La chiesa non fu mai completata del tutto nel suo impianto, infatti la navata centrale è priva di copertura. I lavori di restauro, nel 1995, fecero sì che la chiesa riprendesse la sua eccezionale grandiosità.>>IMG-20180707-WA0010 <<Cosa ne pensate dell’attività di volontariato?>> <<E’ necessaria, la facciamo con piacere. Sappiamo che il nostro lavoro possa veramente cambiare le cose, e anche se abbiamo competenze diverse, il volontariato ci permette di fare ciò che non potrebbe essere fatto.>> <<Perché avete scelto proprio il festival Sole Luna?>> <<Abbiamo scelto questo festival perché riteniamo che sia una buona opportunità culturale per la città di Palermo. Anche gli organizzatori di questo festival, come noi, sono un’associazione di volontari. Abbiamo la stessa “missione”. Siamo amanti delle arti in tutte le loro forme e, noi del FAI, ci rivolgiamo ai giovani cercando di sensibilizzarli all’arte, alla natura, e in questo caso, alla cinematografia. Del resto, i giovani saranno i cittadini di domani.>> <<Cosa vi ha suscitato e vi suscita rapportarvi con persone di età diversa dalla vostra?>> <<Ci suscita felicità, perché confrontarsi con tutte le età ti ricorda com’eri e ti da l’idea di come gli altri ti guardano e ti permette di capire come diventerai. E’ uno scambio. Tra l’altro il FAI giovani lavora benissimo, è un gruppo molto affiatato ed è per noi un’occasione di confronto. E’ straordinario.>> <<Avete riscontrato cose positive da quest’attività e dalle persone che vi partecipano?>> <<Certo. Abbiamo avuto un risultato molto positivo e si vede dal pubblico che è stato qui in queste serate e anche dal grande lavoro che c’è dietro. Il grande lavoro e la fatica che si mette per fare tutto questo vengono ripagati dai buoni risultati ottenuti.>>   Federica D’Onofrio, Francesca Russo
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Due terre in una

Diario Del Festival
Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

DUE TERRE IN UNA

Diversità culturale patrimonio dell’umanità

“Due terre in una” è il titolo del film che hanno girato due giovani italiani, Flaminio Muccio e Chiara Napoli, che racconta la storia di quattro coppie miste. Abbiamo avuto l’occasione di intervistare i due registi e di fargli alcune domande… Com’è nata l’idea di girare questo film? Mentre eravamo a Salerno – dice Flaminio Muccio – abbiamo preso parte a diversi  festival che ci hanno ispirato, facendoci decidere ad affrontare il tema dell’incontro delle culture all’interno delle relazioni d’amore. E’ stato difficile trovare coppie che rappresentassero pienamente la vostra idea? Si molto difficile, le coppie miste erano davvero rare soprattutto come quelle che cercavamo noi, ovvero pronte al matrimonio – dice Chiara Napoli –, abbiamo cercato ovunque. Siamo andati dai sacerdoti, dalle associazioni, all’ufficio anagrafe di stato civile e nei gruppi di incontri finché non ci ha contattato un fotografo che era stato ingaggiato per un matrimonio di una coppia mista: un’indiana e un italiano e da lì poi IMG-20180707-WA0007si è aperto un mondo. Sosteniamo che l’unione in matrimonio di culture differenti porti necessariamente ad un confronto affinché si possa trovare quel punto di forza che tiene unita la coppia. Come ha detto Flaminio Muccio: La diversità culturale è il più grande patrimonio dell’umanità. Proprio stamattina sono stato alla Cappella Palatina – racconta - e proprio in questa circostanza mi è venuto spontaneo domandarmi: se l’unione tra le culture ha dato origine a questa bellezza, allora perché noi oggi ci ostiniamo a sostenere il contrario contro l’evidenza?  Quindi è bello che il Sole Luna film festival ponga l’accento sui diritti umani che dovrebbero essere scontati nella nostra società e ancora non lo sono. Quindi noi pensiamo che se tutti ci soffermassimo un momento a pensare ai diritti dell’uomo, dovremmo chiederci perché, nella società di oggi, alcuni uomini, che vengono differenziati solamente per il territorio in cui nascono, vengono esclusi e ritenuti meno sviluppati culturalmente nonostante ci possano aiutare a migliorare e ad arricchirci personalmente cambiando totalmente la nostra opinione sulla diversità culturale. Giorgia Calì, Aurora Biraghi
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DIARIO DEL FESTIVAL- 06.07.2018- Chi aiuta trova aiuto

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Progetto di alternanza scuola – lavoro realizzato dai ragazzi della classe III  U del Liceo delle scienze Umane Camillo Finocchiaro Aprile di Palermo

CHI AIUTA TROVA AIUTO

I ragazzi di Itastra raccontano la loro esperienza

Ieri 6 luglio è stato presentato il progetto “Di terra, di mare, di incontri”, realizzato da Itastra, la scuola di lingua italiana per stranieri dell’Università di Palermo. Gli organizzatori, Mari D’Agostino, Marcello Amoruso, Federico Lupo e Gaetano Cipolla, e i ragazzi che vi hanno preso parte hanno raccontato questo progetto. Abbiamo intervistato alcuni di loro, e ci hanno raccontato le loro esperienze e le varie attività a cui hanno partecipato.IMG-20180707-WA0008 I ragazzi, per la realizzazione di questo progetto, si sono divisi in vari gruppi a seconda della loro provenienza, coordinati per ogni sottogruppo da facilitatori linguistici. Il progetto è consistito nella lettura di due testi famosissimi, La Sirenetta di Hans Christian Andersen e I Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift. Una sintesi di entrambi i libri è stata raccontata nelle diverse lingue dei partecipanti (inglese, francese, fulani, mandinga, arabo). In una seconda fase, hanno realizzato dei disegni ispirandosi agli episodi narrati, ma anche per esprimere le loro emozioni, i loro pensieri, la loro esperienza a partire dal passato, ciò che hanno lasciato e ciò che hanno trovato. Tra tutti i disegni realizzati ne sono stati selezionati alcuni che sono stati riprodotti con la tecnica della serigrafia, con l’aiuto di artisti esperti, e sono stati realizzati, interamente a mano, due libri molto belli, in 50 copie numerate. Durante l’incontro sono stati inoltre raccontati altri progetti realizzati da Itastra. Abbiamo capito l’importanza della narrazione, quanto questa possa aiutare non solo a cercare di superare esperienze dolorose che i ragazzi hanno vissuto nel loro viaggio migratorio che li ha condotti qui, ma anche per capire quali sono i loro sogni e i loro progetti per il futuro. Inoltre, i mediatori hanno espresso la loro felicità che hanno provato nell’aiutare il prossimo, infatti secondo uno di loro <<Chi aiuta trova aiuto>>. Intervistando questi ragazzi ci siamo rese conto di come sia possibile esprimere le nostre emozioni in vari modi e in varie forme d’arte, pur non sapendo né leggere né scrivere e non conoscendo l’italiano. Tutto ciò è meraviglioso ed è stato molto interessante, emozionante e coinvolgente parlare con loro e conoscerli. Martina Avella, Aurora Costanzo e Gaia Romano
 
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DIARIO DEL FESTIVAL- 05.07.2018- Tumarankè

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TUMARANKE'

Percepire la realtà attraverso lo smartphone

Tumarankè in lingua bambara vuol dire “lasciare il proprio paese in cerca di un futuro migliore”. Tumarankè è un progetto di visual storytelling ideato da Camilla Paternò e Simona Coppini. Consiste nel documentare tramite lo smartphone la vita di giovani immigrati, che si integrano nella comunità Italiana. Il progetto è nato dall’idea di far raccontare dagli stessi giovani immigrati la loro storia e non farla narrare da altri, utilizzando il mezzo di comunicazione più comune tra i giovani: lo smartphone. Nonostante la loro “cupa” storia , i protagonisti trovano la forza e la volontà di raccontarla in modo giocoso e ciò contribuisce ad aiutarli ad iniziare una nuova vita in Italia, integrandosi nella comunità italiana. Abbiamo avuto l’opportunità di intervistare uno dei giovani migranti, Morr: un ragazzo di diciassette anni arrivato a Siracusa circa un anno fa dopo un lungo viaggio. Il suo passato difficile lo ha portato ad abbandonare il suo paese, poiché lì non avrebbe avuto alcuna prospettiva futura. Morr spiega che, nonostante la difficoltà della lingua Italiana e l'impossibilità di andare a scuola per mesi, con impegno  e dedizione, tramite il dialogo e l’ascolto, ha imparato la nuova lingua, migliorando di giorno in giorno. Nonostante la ricerca di un futuro migliore, Morr sente comunque la mancanza dell’affetto della sua famiglia, che non vede e non sente da molti anni, e del suo paese.IMG-20180706-WA0022 Usare lo smartphone lo ha portato ad amare tutto ciò che riguarda la ripresa ed i video. Morr ha imparato molto, non solo grazie alla scuola, ma anche grazie alla strada. Partecipando a questo progetto ha imparato come utilizzare lo smartphone per documentare la realtà circostante ed  ha potuto mettere da parte il suo passato e creare forti legami con le persone con cui ha lavorato, tanto da considerare tutti i ragazzi e collaboratori facenti parte del progetto, come una vera e propria famiglia con cui iniziare questo nuovo capitolo della sua vita. Il tema trattato ci ha colpito sin da subito e per questo lo abbiamo scelto. Interagire con un ragazzo della nostra età, immigrato, che ci ha raccontato con semplicità la sua storia ci ha fatto rendere conto di quanto sia crudele e dura la realtà di questi coetanei. Tumarankè invita gli spettatori a riflettere sulla realtà che ci circonda e di quanta forza di volontà abbiamo questi ragazzi nel cercare di crearsi un futuro migliore. Irene Failla e Cristina La Torre
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DIARIO DEL FESTIVAL- 05.07.2018- Shootball

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SHOOTBALL

Il primo grande caso di pedofilia in Catalogna

Durante la quarta serata del festival Sole Luna doc, tra i tanti temi trattati, è stato affrontato il tema della pedofilia. Ai nostri giorni visto come un tabù o comunque come un argomento difficile da trattare e con tante sfaccettature. Il tema è stato svolto in un lungometraggio dal titolo "shootball" di Felix Colomer. Il regista catalano che ha cominciato la sua carriera come montatore, e che in seguito, grazie all'ispirazione datagli da suo padre, si è iscritto all'università Catalana "Escac", per infine intraprendere la carriera di montatore e regista. Il titolo del film si ispira al gioco praticato da alcuni ragazzi La storia riporta un fatto accaduto a Barcellona negli anni novanta e protrattosi fino ai primi anni del 2000. Il professor Joaquin Benitez con il pretesto di massaggiare dei suoi alunni infortunati, li violentava, mascherandosi dietro ciò che lui chiamava un "comportamento distorto". Nel lungometraggio Felix interroga tutte le parti coinvolte nella vicenda e ciò rende particolarmente interessante il documentario.IMG_7584 Forse per la prima volta un pederasta parla davanti ad una telecamera ed ammette le sue colpe. Il documentario in Catalogna ha avuto un grande successo, ed è stato addirittura trasmesso nella televisione pubblica spagnola in prima serata. Il fine e lo scopo del lungometraggio di Felix, è quello di sensibilizzare il pubblico su un problema che affligge la società odierna e che non ha la giusta attenzione, poiché ci sono tantissimi casi di pedofilia che spesso non vengono denunciati e trattati a dovere. Inoltre per Felix è importante che i pedofili vengano denunciati e che i violentati non si sentano in colpa per ciò che hanno subito. Alla presentazione del film a Barcellona, le famiglie delle vittime hanno avuto modo di conoscersi, e ciò è stato importante per loro per fargli capire che non sono soli. Vitale Andrea, Ester Carollo
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